Sulle tracce della bella Gabrielle Bebawi e del delitto che insanguinò la Dolce vita

Francesco Caringella ricostruisce uno dei più misteriosi omicidi di Roma

Pingella con un libro di non-fiction posizionato proprio tra il saggio e il romanzo. Si intitola Il delitto della dolce vita. Il romanzo del caso Bebawi (Mondadori, pagg. 276, euro 18).

Caringella, che è stato commissario di polizia e magistrato penale, ricostruisce la vicenda con grandissima precisione e senza forzarla, in un senso o nell'altro, e fa fare un viaggio nel tempo al lettore in una Italia che si stava scoprendo più torbida di quanto immaginasse. Senza rovinare la trama a chi compulserà il volume, vediamo i punti cardine della vicenda. La mattina del 20 gennaio del 1964 viene ritrovato il corpo del giovane del proprietario dell'azienda Tricotex.

Come dicevamo è il play boy egiziano Farouk Chourbagi. Uno sciupafemmine certo, ma che di guai veri non ne ha mai combinati. Non abbastanza per essere infarcito di proiettili calibro 22 e schizzato con del vetriolo post mortem. Certo ha un'amante che vive in Svizzera e, quando la polizia indaga si scopre che ci sono state un bel po' di scenate... E che la signora, perché è sposata, Gabrielle Bebawi, per di più, il giorno dell'omicidio è arrivata a Roma e ripartita in fretta e furia. Non solo, era accompagnata dal marito che ha la passione per le pistole.

Parte un'indagine internazionale e ad Atene la coppia viene fermata. Hanno un'altra pistola, la donna ha strani segni sul viso come se le fossero schizzate addosso gocce di un liquido corrosivo.

Ne scaturiranno ovviamente un arresto e un lungo processo, in cui i due coniugi si accusarono a vicenda, e che vide coinvolti principi del foro come Giuliano Vassalli. Francesco Caringella però non si limita a fornirci un racconto, per quanto ben fatto, di nera, ci mette di fronte al ritratto in chiaroscuro di un'epoca. E non è poco.

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