Sulle tracce di Gedi: la prima vittima di Hitler

«L'Angelo di Monaco» racconta la misteriosa morte della nipote del dittatore tedesco

È il romanzo italiano d'esordio più venduto alla Fiera del Libro di Londra: un caso più unico che raro, anche negli anni precedenti, perché L'Angelo di Monaco di Fabiano Massimi è già in corso di traduzione in dieci lingue. Nelle librerie da ieri per Longanesi ha tutti i numeri, e non solo, per diventare un bestseller perché ad una storia dimenticata dalla Storia coniuga uno stile di scrittura letteraria e al contempo che rievoca atmosfere cinematografiche, ma con un ritmo vorace come le nuove serie televisive. Siamo nel 1931. Germania. Monaco. È il 19 Agosto. Il corpo di una bellissima ragazza viene rinvenuto senza vita nella sua stanza, chiusa a chiave dall'interno: è riversa in una pozza di sangue. In mano ha una pistola Walther 6.35. Il suo nome è Angela Maria Raubal detta Geli. Ha ventidue anni. Abita in Prinzregenten numero 16. Un palazzo che tutti conoscono a Monaco: perché ci abita Adolf Hitler. E quella ragazza abita nel suo appartamento e si è uccisa nella sua stanza. Perché Angela Maria Raubal è sua nipote. E quello che sembra un suicidio, non lo è per i due investigatori chiamati ad indagare. Tropi i lati oscuri. Hitler, nel 1931 è leader politico più chiacchierato del momento: è a capo del Partito nazionalsocialista dei lavoratori in ascesa ma ancora contestato da gran parte del popolo tedesco. Al momento del suicidio-omicidio ha un alibi perfetto: è in un commissariato con il suo autista per aver infranto i limiti di velocità di ritorno da un comizio a Norimberga.

Nel palazzo nessuno ha sentito niente. Nessuno sembra sapere niente. Sembra il delitto perfetto, quello da «camera chiusa».

Fabiano Massimi- nato a Modena nel 1977, laureato in Filosofia tra Bologna e Manchester, impiegato alla Biblioteca Antonio Delfini di Modena e editor per Einaudi- è bravissimo nel tessere la trama di un romanzo che non è un semplice thriller: perché tutto ciò che ha scritto è vero. Ha impiegato più di dieci anni di ricerche per scrivere questo libro. Per mesi ha camminato tra le strade di Monaco, ha cercato negli archivi della polizia, ha consultato planimetrie, ha cercato senza esito dei testimoni (tutti morti), si è recato a Vienna sulla tomba della ragazza, ha letto decine di romanzi e saggi (per lo più stranieri) e pagine e pagine su Internet. Se fossimo in un giallo, potremmo supporre che a tutt'oggi ci sono (stati) depistaggi. L'Angelo di Monaco è una storia incredibilmente vera, come reali sono la maggior parte dei protagonisti. A partire da Angela Maria Raubal: Gedi come la chiamano gli amici ma soprattutto Hitler, che lei chiama «Zio Alf». È figlia della sorellastra di Hitler: se ne prese cura sin da quando era ragazzina e, come lui stesso scrisse, insieme alla madre era l'unica donna che amò veramente. Se tutti conoscono Eva Braun come la compagna e moglie di Hitler, in pochissimi conoscono il rapporto con la nipote che, con un eufemismo, potremmo definire affettuoso. Hitler incoraggiò la ragazza negli studi (abbandonati) e come cantante lirica. Andavano insieme a cene, a teatro, al cinema, ai ristoranti... In quei giorni la Germania è in difficoltà. Hitler ha stravinto le ultime elezioni, il suo libro Mein Kampf lo ha reso ricco e famoso, l'ascesa al Potere del Reich è vicina ma ciò che l'ossessiona è la nipote: per la prima e unica volta nella sua vita (se non teniamo conto della madre), Hitler maturò una dipendenza affettiva da una donna.

Per Hitler era un angelo ma al contempo, come leggiamo nelle pagine di Massimi che divoriamo senza accorgerci che sono le pagine a, una ossessione anche sessuale: era gelosissimo di chiunque, era la modella che lui, pittore fallito, ritraeva nuda nutrendo delle pulsioni masochiste. L'indagine sulla morte della ragazza venne aperta il sabato mattina e chiusa il sabato pomeriggio, riaperta il lunedì mattine e richiusa il lunedì sera, il medico legale che esaminò il cadavere il giorno dopo andò in pensione, molti testimoni si suicidarono, al posto della casa di Hitler oggi c'è il Commissariato della Polizia Baverese dove è possibile entrare soltanto nell'atrio e nessuna targa ricorda che Hitler abitò in quel palazzo.

La tomba di Gedi fu riaperta e la bara trovata vuota. Lo stesso vuoto che sente il lettore a fine libro, la stessa sensazione di essere noi stessi dei fantasmi e allo stesso tempo capiamo davvero che «i burattini migliori non seguono la volontà di chi li manovra, ma li anticipano».