Sulle tracce di un radioamatore caduto nella rete delle spie naziste

"Le tre vite di Josef Klein" racconta le vicende di un uomo travolto dalla Storia

Sulle tracce di un radioamatore caduto nella rete delle spie naziste

Le tre vite di Josef Klein è il nuovo romanzo di Ulla Lenze (tradotto da Fabio Cremonesi, edito da Marisilio). La Lenze è una scrittrice singolare: laureata con una tesi su Hegel, con lunghi soggiorni in India, in Siria, in Iraq, molto attiva sulla scena culturale berlinese. Il titolo originario allude al fatale hobby di amatore ricetrasmittente del protagonista Josef Klein, ed è una dettagliata ricostruzione di una vecchia storia di famiglia. Herr Klein, oppure Mister Klein o Señor Klein era il prozio dell'autrice, che inserisce lettere e ricordi biografici, che danno al romanzo un tono di autenticità.

Klein, emigrato negli USA subito dopo la Grande Guerra, si costruisce con fatica una vita ordinaria, lavorando in una piccola tipografia a Harlem, quartiere che a Klein piace per la multiculturalità e per il buon jazz, dove può permettersi di sparire. Sfugge alla monotonia e alla miseria affezionandosi a una cagnolina e soprattutto dedicandosi alla radiotelegrafia, costruendosi un apparecchio radio ricetrasmittente con cui evade dallo squallore quotidiano collegandosi con gli amatori di tutto il mondo. Ma proprio questa capacità gli sarà fatale: viene utilizzato da una rete di tedeschi che lavorano clandestinamente per il Terzo Reich. All'inizio Klein accetta per i cospicui compensi e quando finalmente comprende di che si tratta di trasmettere comunicati in codice, è già troppo tardi. Tenta di uscire dal giro, ma non riuscendoci finisce con diventare un confidente della FBI che all'inizio lo usa e infine gli procura una detenzione lieve. Insomma la storia di un uomo confuso, di un pesce piccolo nelle retate della storia dello spionaggio.

Letterariamente il protagonista è stato paragonato a un uomo senza qualità in sedicesimo. La sua storia, ricostruita con acribia dall'autrice, è anche una microstoria che ci fa comprendere un capitolo ignorato della macrostoria, ovvero dell'azione negli USA di un vasto movimento simpatizzante per Hitler, soprattutto tra i numerosi emigranti dalla Germania, entusiasti di würstel, Lederhosen e del Führer, così come a Little Italy nelle vetrine di negozi, caffè e pizzerie San Gennaro era accanto al ritratto del duce. In queste comunità si muovevano agenti segreti delle varie organizzazioni. Dopo gli anni di internamento, Klein torna in Germania, in famiglia, che è una diversa variante per dire internamento. La fuga dalla famiglia grande, inesauribile tema della letteratura- prosegue, con gli appoggi avari, ma decisivi, degli ex camerati in Argentina. E qui si apre uno scorcio degli ambienti dei fuoriusciti nazisti, quelli che accoglievano Eichmann e Priebke. Klein è l'antinazista assai tiepido, che resta un compagno di strada: accettando di nuovo l'aiuto della rete degli ex nazisti si trasferisce in Costa Rica, dove pare di aver trovato nel rifugio anche una sorta di patria che gli dà finalmente coraggio di mettere alla porta un capo dell'organizzazione nazista. Nel frattempo perde Lauren, la ragazza americana che lo amava a New York e soprattutto perde il senso stesso del senso della vita.

La scrittura evita ogni sentimentalismo, riproponendosi all'interno del filone della letteratura documentaria in voga negli anni Settanta del secolo scorso. Il racconto parte lento, ma gradualmente avvince e alla fine risulta un'esperienza di lettura significativa, che ci fa comprendere l'estetica del romanzo basato non sull'eroe, ma semmai sull'anti-eroe, su una personalità al di là della crisi, che sfiora l'insignificanza del tramonto dell'Occidente senza la retorica di Spengler, e così ancora più icastica, definitiva nello squallore generalizzato. Un particolare eloquente è la rabbia degli ex-nazisti che rimproverano ai generali e ufficiali nazionalsocialisti di essersi suicidati, abbandonandoli così alla vigilia di un assai improbabile rivincita.

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