Sylvester Stallone: "Ho guadagnato con Rocky ma i produttori mi hanno derubato"

L’attore, 73 anni, ha rivelato in un’intervista che il produttore Irwin Winkler l’ha tenuto volutamente al di fuori della partecipazione azionaria del franchise

Sylvester Stallone: "Ho guadagnato con Rocky ma i produttori mi hanno derubato"

Sylvester Stallone non smette mai di dare pugni, neanche ora che ha 73 anni. L’attore, intervistato dal magazine Variety, ha rivelato alcuni retroscena sulla saga con la quale ha conquistato Hollywood: quella di Rocky. Nonostante il successo e la fama, Sly nutre un profondo risentimento nei confronti dei produttori del primo capitolo, quello del 1976.

Il motivo? Sebbene abbia ideato, scritto e interpretato il film, il produttore Irwin Winkler l’ha tenuto volutamente al di fuori della partecipazione azionaria del franchise, una sorta di rendita che avrebbe potuto lasciare ai suoi figli dopo la morte.

Non ho assolutamente alcuna partecipazione su Rocky – ha rivelato l’attore – e ogni parola, ogni sillaba, ogni errore grammaticale è stata tutta colpa mia. È stato scioccante che non sia mai venuto fuori, ma mi è stato detto: ‘Ehi, sei stato pagato, quindi di cosa ti lamenti?’ Ero molto arrabbiato, ero davvero furioso”.

Sylvester Stallone: “Hollywood è ingrata”

Stallone, che prossimamente vedremo al cinema in Rambo: Last Blood, il quinto atto nella saga del suo secondo personaggio più celebre, incolpa la sua ingenuità e la sua mancanza di buon senso nel mondo degli affari per non aver sollevato la questione all’epoca dei fatti, quando aveva 30 anni.

Secondo i produttori, tuttavia, Sly avrebbe guadagnato più di 10 milioni di dollari tra partecipazione agli utili, entrate aggiuntive e i diritti sui due spin-off che ha prodotto, Creed e Creed II. L’attore ha dovuto capire a sue spese che questo lavoro è un business e non una storia d’amore quando Hollywood l’ha messo all’angolo in seguito ai flop al botteghino di Rocky V e Fermati, o mamma spara.

Mollato dall’agenzia CAA e dal suo manager Ron Meyer, Stallone è rimasto in questo limbo fino al 2006, quando l’uscita di Rocky Balboa lo ha riportato nelle grazie degli studios. Oggi questa storia è acqua passata perché Sly ha imparato a “sopravvivere” prendendosi cura di sé stesso. Ma la sua opinione sui meccanismi dell’industria cinematografica statunitense non cambia. “Dicono – commenta amareggiato l’attore – che la definizione di Hollywood sia qualcuno che ti pugnala al petto e non lo nasconde nemmeno”.

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