Teledico

Dopo aver visto l'altra sera un'altra puntata di «Live-Non è la d'Urso», ho deciso di fare click e di girare le valvole del mio cervello. Ho deciso di smettere di pensare che quello che fa la d'Urso in tv mi provoca l'orticaria e ho deciso di cominciare a pensare che i suoi sono ottimi prodotti. L'ho deciso anche per rispetto (sempre comunque dovuto) di quel pubblico che, ostinatamente, nonostante i ripetuti conati dei critici televisivi e di gran parte del pubblico ritenuto acculturato, continua a guardare i suoi show: l'altra sera ha registrato 2.827.000 spettatori, share 16,55%, in concorrenza con la partita di Champions su Raiuno. Ma, soprattutto, la salvezza dall'orticaria mi è arrivata dal decidere di pensare che quello che fa la d'Urso non è classificabile come show tv, reality, talent o talk. No quello che lei fa è pura soap, telenovelas. C'è qualcuno per caso che si mette a criticare Beautiful perché Brooke si sposa decine di volte con parenti, amici, generi o suoceri? No... E allora perché indignarsi se Live racconta per ore, giorni, settimane del matrimonio inventato di Pamela Prati con tanto di sposo inesistente, pierre scosciate, foto pixellate? E se manda in onda con copioso scrosciare di lacrime l'incontro tra Paola Caruso, famosa per le enormi tette, con la madre che l'aveva «perduta» appena nata, dopo averci tenuto in sospeso per due settimane, perché prima si racconta la storia e, dopo, si fa il test del dna? E se, negli intervalli, viene lanciato nell'arena Sgarbi che urla «capra, capra, capra» a delle povere «provocatrici» che gli vengono date in pasto? Questa è soap, pura soap. Da dieci e lode. E me la guardo, senza più orticaria...

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