Timpano si "autorapisce" per celebrare Aldo Moro

L'attore è rimasto 54 giorni chiuso all'Orologio di Roma come accadde allo statista

Il giorno di insediamento dei nuovi ministri guidati da Enrico Letta, denominato da alcuni come il giorno del nuovo governo democristiano, un attore per raccontare la sua storia, si è fatto rinchiudere in un teatro off della Capitale.

Lui si chiama Daniele Timpano, i giorni di rappresentazione-detenzione 54, (gli stessi che toccarono allo statista Aldo Moro) il covo: i sotterranei del complesso monumentale del Borromini. Qui da trent'anni c'è il teatro dell'Orologio. Fondato da Mario Moretti(da non confondere con l'omonimo brigatista). Qui, nella Sala grande, il giovane Daniele Timpano, dal 19 marzo (giorno del sequestro Moro), invita il pubblico a partecipare alla sua personale rievocazione di quel tragico evento. Si chiede quello che all'epoca si chiedevano tutti: perché proprio Moro? Così perbene, moderato. Non era lui che voleva fare il compromesso storico e portare i comunisti al governo? Perché non hanno preso Andreotti? O Cossiga che si scriveva sui muri col kappa e con la doppia esse nazista? Moro per quelli come noi(classe '74)era come un papà: alto, forte, calmo, rassicurante. È stato cinque volte Presidente del Consiglio, era democristiano integerrimo ma vi prego, non lui, e soprattutto cosa c'entravano i cinque uomini della scorta che l'informazione non chiama quasi mai per nome?

La lotta armata può essere letta anche come uno scontro padri-figli. Durante lo spettacolo si evidenzia anche l'elemento narcisista e contraddittorio, quasi macchiettistico a posteriori, dei protagonisti degli Anni di Piombo: Curcio un supereroe, invasato e non pentito, Rossana Faranda ormai sciùra, esaltata, presenta il suo nuovo libro per la Rizzoli davanti ai riflettori.

Mentre si rievoca in maniera documentata il ritrovamento del corpo di Moro, fa il suo ingresso in scena una macchinetta Renault 4 rossa radiocomandata, e ci sembra un colpo di genio. Aldo Morto 54 è uno spettacolo di narrazione, di memoria, di impegno; numerosi gli spunti per continuare a riflettere sulla stagione di stragi e di sangue che speriamo finisca del tutto. Tra un brano di Claudio Lolli e citazioni di Pietrangeli, usciamo a «riveder le stelle», lasciando il protagonista alla sua prigionia e al suo coraggio.

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