Troppi scrivono senza leggere (i classici)

Troppi scrivono senza leggere (i classici)

La querelle letteraria dell'estate è stata lanciata giorni fa da Francesco Musolino su il Fatto Quotidiano con un articolo intitolato Classici. Quello che gli scrittori (giovani) non leggono in cui sono stati intervistati alcuni autori under 40 a proposito del loro rapporto con i testi fondamentali della storia della Letteratura. Quali grandi opere i giovani narratori italiani contemporanei non riescono proprio a leggere? Si va dalla Recherche all'Ulisse di Joyce fino a L'uomo senza qualità di Musil. Curiosamente in questa polemica non si è ascoltata la voce di chi, per mestiere, seleziona i libri da pubblicare e valuta la qualità degli autori e dei loro manoscritti: gli editori. Una battuta che circola nell'ambiente è che in Italia tutti scrivono e nessuno legge. In effetti il problema che riscontrano gli editori nel valutare gli elaborati ricevuti è proprio la qualità dei testi, specie se scritti da giovani. Prevale l'utilizzo di una sintassi povera con pensieri poco elaborati, lessico elementare, scarsa introspezione, carattere psicologico dei personaggi per nulla indagato, dialoghi inverosimili. O, di contro, una prosa costruita, volutamente complessa ma in realtà incomprensibile, circonvoluta, fatta a tavolino per creare il «personaggio autore», con posizioni controcorrenti a priori, a partire proprio dallo stile di scrittura. Entrambi questi approcci sono figli dell'epoca in cui viviamo, caratterizzata dalla superficialità e dalla volontà di apparire a tutti i costi. Quando Crocifisso Dentello in un articolo su il Fatto Quotidiano di ieri dal titolo emblematico Siamo giovani scrittori, mica collezionisti di classici scrive «chi siete per giudicare. Tanti sono montati in cattedra. Pura ipocrisia perché sui social il sapere è un'autocertificazione» dice una grande verità ma non si accorge di fare il gioco dei suoi detrattori affermando: «Le riesumazioni contemporanee dei classici cambiano di senso e di priorità anche in virtù delle opere coeve che scriviamo e leggiamo». La tendenza a relativizzare ogni concetto, ad affermare (cito Cristina Di Canio a proposito della Recherche) «non l'ho letto e non lo leggerò non ho proprio tempo da perdere» unita alla «furia da autodidatta», hanno rovinato la letteratura contemporanea. La lezione di Harold Bloom e del suo Canone occidentale viene messa in discussione perché nell'epoca 2.0 dominata dall'egualitarismo non esistono più maestri e il pensiero di tutti vale allo stesso modo. La scrittura, così come ogni altro ambito della vita, necessita di studio rigoroso, sacrificio e tanta lettura metodica, a meno che non si sia Proust e in quel caso non valgono regole. In alternativa è sufficiente acquistare il libro di Pierre Bayard Come parlare di un libro senza averlo mai letto, un testo straordinario che ci aiuta a parlare di classici senza conoscerli. In realtà non l'ho mai letto ma, prometto, troverò il tempo.

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