Tutti pazzi per le serie "reali". Ma occhio: "Il politicamente corretto può cambiarle"

La docu-serie sulla royal family svedese si aggiunge a un lungo elenco di fiction sui monarchi di tutto il mondo. Da cosa deriva questo grande interesse per le famiglie reali? Ce lo spiega Lavinia Orefici

Tutti pazzi per le serie "reali". Ma occhio: "Il politicamente corretto può cambiarle"

Re, regine, principi, principesse, castelli e scandali stanno per tornare sui nostri schermi. La rivista Variety ha annunciato che la tv svedese sta "per sviluppare una serie drammatica senza titolo, in stile 'The Crown', sulla famiglia reale svedese e l'attuale monarca Carlo XVI Gustavo". La prima stagione sarà composta, ipoteticamente, da sei puntate e racconterà l’infanzia dell’attuale sovrano, la sua incoronazione all’età di 27 anni e i suoi primi anni di regno. Il progetto, però, è molto più ambizioso, visto che la serie sarà composta da altre stagioni, fino ad arrivare ai giorni nostri, come in "The Crown". Può sembrare poco interessante, ma analizzando la storia della famiglia reale svedese, che pochi conoscono, si capisce che la nuova serie potrà competere con la sua più famosa cugina inglese.

Chi è il re Carl Gustav?

La sceneggiatura avrà qualcosa de "Il discorso del re", di "Cenerentola" e de "Il lupo di Wall Street". L’attuale sovrano è un uomo cresciuto prima del tempo: nato il 30 aprile 1946, è rimasto orfano di padre dopo pochi mesi; è stato nominato principe ereditario all’età di 4 anni, nonostante avesse ben quattro sorelle maggiori. Secondo la legge di successione dinastica, solo i discendenti maschi potevano salire al trono di Svezia. Esattamente come è accaduto al re britannico Giorgio V, Carl Gustav ha dovuto studiare molto per diventare un monarca, un ruolo che non ha subito sentito suo e spesso gli è stato stretto.

Decisamente avanti con i tempi, ha sposato una borghese, Silvia Renate Sommerlath, la "Dancing Queen" cantata dagli ABBA nel 1976, proprio in occasione delle loro nozze. I due si erano conosciuti a Monaco di Baviera nel 1972 durante le Olimpiadi: la regina Silvia lavorava come hostess ed è stato un colpo di fulmine. Ma il loro amore è stato osteggiato e solo quando è morto il nonno, Gustavo VI Adolfo, sono potuti convolare a nozze. Dal loro matrimonio sono nati tre figli: l’erede al trono Vittoria (dopo la sua nascita nel 1977 è iniziato un lungo dibattito che ha portato alla modifica della legge di successione dinastica, in cui è stata riconosciuta la parità di genere), Carlo Filippo e Maddalena.

Ma non vi preoccupate, come in ogni serie sui royal, ci sarà la giusta dose di "scandali a corte". Stando a quanto scritto nel 2010 in una biografia non autorizzata del sovrano, subito dopo le nozze, il moderno Re di Svezia avrebbe organizzato dei "festini selvaggi" a cui partecipavano una ristretta cerchia di amici, attrici e modelle poco più che ventenni. Proprio durante queste feste a luci rosse, Re Carl Gustav avrebbe incontrato la modella e cantante Camilla Henemark, che sarebbe stata sua amante fino ai primi anni ’90. Quanto a "particolarità", i figli non sono da meno: l’erede al trono Vittoria, ad esempio, ha sofferto a lungo di disturbi alimentari e ha sposato il suo personal trainer, Daniel Westling; il fratello Carlo Filippo si è innamorato di Sofia Hellqvis, una showgirl dal dubbio orientamento sessuale (durante un reality aveva baciato un’altra concorrente), che poi è diventata sua moglie e madre dei suoi figli; Maddalena, la più piccola, ha rinunciato ai suoi doveri reali per amore e ha seguito suo marito, l’imprenditore Christopher O'Neill, in America.

Le premesse sono ottime e la serie ha tutte le carte in regola per diventare celebre come "The Crown". Oltre al favore degli amanti delle serie tv sui "royal", la docu-serie sembra aver avuto il beneplacito della monarchia svedese che sul quotidiano Dagens Nyheter ha dichiarato: "Quando si tratta di documentari è importante che siano più vicini possibile alla realtà e che i fatti siano rappresentati correttamente. Per quanto riguarda la parte più romanzata, è basata su libertà artistiche sulle quali non abbiamo alcun controllo".

"Gli anni d’oro delle serie tv sui royal"

La serie tv sui reali di Svezia si aggiunge a un lungo catalogo di fiction sui monarchi di tutto il mondo, in primis i membri della royal family inglese. Oltre alla già citata "The Crown", fanno parte di questo elenco "The White Princess" che parla della fine della guerra delle rose grazie al matrimonio tra Enrico VII d’Inghilterra e la principessa di York, Elisabetta; "The Tudor" che racconta la vita passionale e sanguinolenta del re Enrico VIII; "Elizabeth I" la mini serie ispirata alla prima grande Regina¸"Victoria" che parte dall’incoronazione della sovrana e narra dei suoi primi anni di regno e del matrimonio con il cugino Albert di Sassonia-Coburgo- Gotha; "The Windsors" parodia dell’attuale famiglia reale britannica.

Anche la monarchia francese e gli zar russi riscuotono grande interesse. "Reign" racconta la vita di Maria Struarda, la giovanissima principessa di Scozia diventata regina di Francia all’età di 15 anni. "Versailles" è incentrata sul mito del Re Sole e la costruzione della fantasmagorica Reggia. "Caterina la Grande" e "Gli ultimi zar" raccontano rispettivamente dell’ascesa e della rovina dei Romanov.

"È un periodo d’oro per queste serie tv in costume, c’è un concentrato di questo tipo di prodotti", ha spiegato a ilGiornale.it Lavinia Orefici, esperta delle famiglie reali.

Su quale altra famiglia varrebbe la pena fare una serie tv?

"Probabilmente sulla famiglia reale spagnola. L’ex sovrano, Juan Carlos, è stato un bellissimo uomo, molto carismatico, con mille amanti. Il figlio e attuale re, Filippo VI di Spagna, ha avuto molte fidanzate, prima della moglie Letizia Ortiz, una donna non scontata. Poi c’è lo scandalo finanziario".

Vorrebbero produrre una serie tv sui Savoia. In Italia, nonostante ci sia grande interesse per il tema, come verrebbe accolta?

"La monarchia qui non c’è da oltre mezzo secolo. Però l’interesse intorno alla Corona, specie quella inglese, è fortissimo. È giusto conoscere la storia della nostra monarchia, rivisitata in chiave più pop e più accessibile a tutti, sotto forma di serie tv. Secondo me potrebbe riscuotere un buon successo".

Da cosa deriva tutto questo interesse per la monarchia?

"Ci si scontra con la realtà di adesso, difficile e con molti tumulti, e invece la monarchia dà delle certezze, è sinonimo di ordine, disciplina, stabilità. Poi tutti noi siamo cresciuti con il mito della 'favola', e la famiglia reale racchiude tutto questo, ovvero il benessere economico, la fama, la felicità, vestiti bellissimi. La favola piace".

Eppure, pensando a Lady Diana, si capisce che la favola non esiste neanche per loro…

"Ma loro rappresentano la favola. Vivono in un castello, i loro matrimoni sono principeschi. Poi non dimentichiamo che le serie tv sono romanzate e un personaggio come Lady Diana, molto problematico ma che piaceva e faceva vendere i giornali, si presta bene".

Sono cambiati gli spettatori? In passato piacevano più delle serie in stile "Gossip Girl" e "Dynasty".

"I royal sono il contrario del sogno americano, secondo cui ognuno si costruisce da solo. Le famiglie reali si tramandano il potere di generazione in generazione. Eppure non sono cambiati troppo gli interessi del pubblico. Blair Waldorf era la reginetta dell’Upper East Side, dopotutto. In America sono orfani della famiglia reale e quindi con queste serie cercavano di ricrearsela".

Lei perché è così appassionata alla famiglia reale inglese?

"In realtà è una passione che ho da sempre. Hanno contribuito un po’ le favole che mi hanno raccontato da bambina, poi i giornali sulla cronaca rosa inglese e i racconti di mio padre e mio nonno sulla storia della Gran Bretagna. Ed eccomi qui".

Certo, il pubblico di adesso è cresciuto con le favole, ma i bambini di oggi, quindi gli spettatori di domani, sono diversi. Questo interesse per le famiglie reali potrebbe scemare in futuro?

"Non saprei. La società di adesso è immersa nel politicamente corretto e questo potrà influire sulle loro storie. Intanto godiamoci gli anni d’oro delle serie sui royal".

Perché presto o tardi potrebbero finire.

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