Ulmn: "Il Coronavirus ci ha fermati e noi influencer ci reinventiamo"

È la passione per la fotografia, ancora prima della moda, a spingere l'influencer verso il mondo di Instagram e dei social. Ulmn è il protagonista della nostra rubrica "Web Star e Influencer"

"Less is more". È la filosofia social di Manuel Otgianu, conosciuto su Instagram come “ulmn”. A differenza di altri influencer, ci sono sì le collaborazioni con i brand, ma c'è anche una proposta visiva e di stile differente. “Viaggia, scopri, impara. La curiosità è un dono”, ci racconta Manuel. È la passione per la fotografia, ancora prima della moda a spingere l'influencer verso il mondo di Instagram e dei social. Diviso tra l'attività di digital pr per un noto marchio di moda, Manuel cerca di conciliare anche l'attività sul web. Ora più che mai in un momento in cui il Coronavirus ha sicuramente influito sulle attività di diversi influencer. “Non bisogna abbattersi per questo – dice Manuel -, questa potrebbe essere l'occasione per inventarsi qualcosa di nuovo, in attesa che si torni alla normalità”. Ulmn è il protagonista della nostra rubrica “Web Star e Influencer”.

Da dove proviene l'acronimo “ulmn”?

“In realtà ogni volta che lo racconto nessuno mi crede! Tanti anni fa il mio primo approccio sui social è stato con Facebook, poi dopo un po' mi sono accorto che non era la mia dimensione. Perciò sono passato a Tumblr perché mi consentiva di pubblicare foto ed era più essenziale. In quel momento dovevo trovare il nick e, ovviamente, il mio nome era impossibile inserirlo perché c'erano già altri utenti registrati. Preso dalla sfinimento, ho inserito a caso ULMN e così è nato il mio nick! (ride, ndr)”.

Come nasce la passione per le foto e i social?

“Nasce da piccolissimo, credo di aver fatto la prima foto con la macchinetta usa e getta quando ero alle elementari. Diciamo che ho coniugato la passione per i viaggi alle foto, che ho sempre fatto con una macchina fotografica. Poi piano piano la mia passione in qualche modo si è fatta più concreta attraverso il mio canale Instagram, ho iniziato anche ad essere io stesso il soggetto (andavano di moda i selfie e i ritratti allora) e in quel momento diversi brand e agenzia hanno iniziato a contattarmi per i loro prodotti. Ricordo ancora che il primo brand che mi ha contattato era per una collanina. Non mi sembrava vero che piano piano potessi 'interessare' a queste realtà. Ultimamente sono anche seguito da una agenzia”.

C'è stato uno studio, dietro la linea editoriale dei post?

“No, ho seguito un po' l'istinto, un po' ho approfondito e studiato la fotografia con dei corsi specifici. Ho voluto comunque davvero dare un senso estetico essenziale, direi minimal a tutto il lavoro. Il che non vuol dire necessariamente essere trasandati. Ma è proprio nella mia natura. L'essenziale che c'è sui miei social, c'è anche a casa mia, ad esempio. Nel gusto dell'arredamento”.

C'è competitività tra voi influencer?

“Sì, ma io non la sento così forte perché credo che ognuno abbia il suo stile, il suo spazio e il suo modo di interagire e comunicare con i brand”.

Cosa ti ha spinto ad investire sui social, Instagram in particolare?

“La curiosità. Vengo da un paesino in provincia di La Spezia, anche se ho origini sarde, per questo sono venuto a Milano perché volevo approfondire le mie conoscenze. Spesso mi accorgo quanto ad alcuni miei amici manchi la curiosità, non hanno voglia di conoscere il mondo, mentre io amo viaggiare e mi piace non fare percorsi turistici, ma immergermi nella realtà del posto dove viaggio: entrare in un supermercato oppure perdermi tra le vie e stradine. Così come mi piace assorbire culture nuove e diverse come la nostra, ad esempio quella giapponese”.

C'è una città dove vorresti vivere?

“Los Angeles. Per il clima, per gli spazi immensi, per l'aria che si respira e per il mare. Dal punto di vista delle relazioni e lavorativo è Milano all'ennesima potenza. Lì la gente ti chiede come ti chiami e subito che lavoro fai. Ecco, forse questo aspetto non mi piace molto”.

Pregi e difetti dei social?

“Puoi arrivare ovunque, puoi comunicare a tantissime persone un messaggio. Sono dei mezzi di comunicazione straordinari. Se succede qualcosa nel mondo, la prima cosa che faccio è andare a curiosare su Twitter. Il lato negativo è quando ti rubano le foto per 'furto di identità'. Diverse persone mi segnalano che alcune persone anonime si sono impossessate delle mie foto, iscrivendosi in diverse piattaforme. Una ragazza, ad esempio, mi ha scritto dicendo che c'era un ragazzo con le mie foto che la importunava. Ci vorrebbero delle regole più ferree sulla proprietà delle foto e una maggiore sensibilizzazione, su questo tema”.

Il Coronavirus ha avuto degli effetti nel vostro campo?

“Decisamente. Già dall'ultima Fashion Week, il Salone del Mobile è stato spostato. Sicuramente c'è una battuta d'arresto generale, molte grandi aziende tagliano i budget, noi lavoriamo meno sui brand, per non parlare della crisi cinese. Insomma si sopravvive. Diciamo che è il momento per pensare a come proporsi diversamente. Una cosa però questo virus l'ha evidenziata: quanto siamo fragili”.

Come vedi il tuo futuro?

“Non pianifico il futuro, vivo giorno per giorno. Però a 45 anni mi piacerebbe avere un figlio. Sarà perché tutte le persone a me vicine stanno avendo un sacco di bambini (ride, ndr)”.

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