Le voci diventano attori. Il film con i doppiatori che ci mettono la faccia

Borghetti e i re del doppiaggio per la prima volta protagonisti. Per vincere i pregiudizi

Le voci diventano attori. Il film con i doppiatori che ci mettono la faccia

«Le attrici sono composte da due persone - diceva Maria Pia Di Meo, madre regina di tutte le voci, da Audrey Hepburn a Meryl Streep - : quella che si vede e quella che si sente. Io sono quella che si sente». Che è poi la condanna del doppiatore, che quasi sempre vanta scuole di recitazione, titoli accademici, esperienze teatrali prima che cinematografiche, ma che non ha mai una faccia, anzi la faccia disturba, presa a schiaffi dalla voce sua padrona e dal pregiudizio fino ai confini del paradosso. Quando nel 1974 Gualtiero De Angelis, la voce elegantissima di Cary Grant e James Stewart, ormai settantacinquenne recita da protagonista nello sceneggiato tv di Sandro Bolchi Un certo Marconi, scrivono tutti «bravissimo quell'attore, che peccato averlo scoperto così tardi, ma perché si è fatto doppiare?». I doppiatori non erano citati nemmeno nei titoli di coda dei film. Invisibili e ghettizzati.

In sala di doppiaggio è iniziata la carriera di Alberto Sordi e quella di Giancarlo Giannini si è gemellata per sempre con quella di Al Pacino, non tutti sanno che il Rocky che gridava «Adrianaaaaa» era Gigi Proietti, che il John Travolta della Febbre del Sabato sera aveva la voce di Flavio Bucci, che l'Harrison Ford di Guerre Stellari era Stefano Satta Flores e che la frase «quando un uomo con il fucile incontra l'uomo con la pistola l'uomo con la pistola è un uomo morto» la dice un gigante del teatro come Nando Gazzolo. «Ma il doppiatore è da sempre considerato un attore di serie B, se fai casting per un film sei il primo ad essere scartato. Io stesso agli inizi della mia carriera non mettevo il doppiaggio nel mio curriculum quasi fosse una colpa e una vergogna. Se lo dicevo a un regista, mi è capitato, mi faceva il verso e con voce impostata sfotteva: Buongiorno, sono un doppiatore» Giorgio Borghetti, che attore, popolare, anche con la faccia, lo è diventato soprattutto nelle fiction tv, da Incantesimo a Carabinieri fino a Un posto al sole, se l'è legata al dito. Fresco di Premio De Angelis per il doppiaggio, ha dato la voce a Ethan Hawke, Bradley Cooper, Hugh Grant e Patrick Dempsey, sulla frustrazione degli invisibili ha deciso di farne un film partendo da un corto Captain T - La condanna della consuetudine, tragicomica black comedy su un doppiatore prigioniero della sua voce che non trova faccia, identità, lavoro per quello che è. «È lo spaccato, ironico e affettuoso, della vita di un uomo di mezza età in crisi umana e professionale. Ma vogliamo anche entrare in un mondo sconosciuto e raccontarne le parti più nascoste. È un film verità». Lo ha detto anche Luca Ward: «Per dimostrare che ero un attore vero Cinzia Th Torrini mi fece fare il provino in cinque dialetti diversi per Elisa di Rivombrosa. Altrimenti addio». E Francesco Pannofino confessava a Vanity Fair: «Provini per anni e non mi hanno mai scritturato. Non andavo mai bene: troppo brutto, troppo alto, troppo basso, grasso, magro con Boris la mia carriera è cominciata, ma a 50 anni».

«Ho voluto fare un film sugli invisibili, accendere una luce nel buio delle sale di doppiaggio - spiega Andrea Walts, il regista, giovanissimo, che ha scritto la sceneggiatura con Giulia Brunamonti - siamo in fase di progettazione, ci sono produzioni interessate, contiamo di realizzarlo nel 2022, sarebbe la mia opera prima da regista. È un esperimento di metacinema quasi interattivo, le sperimentazioni del cinema portano sempre qualcosa. In ogni caso ci si divertirà molto». Gli hanno sconsigliato di girarlo: «Mi dicevano, ma no, lascia stare, i doppiatori sanno usare solo la voce, sono tutti impostati. Invece non è vero. Le voci hanno facce strepitose. E sono attori meravigliosi».

Perché, per ribadire il concetto, nel cast, caso più unico che raro, ci saranno solo doppiatori, da quelli più famosi, Luca Ward, Francesco Pannofino, Pino Insegno, a fenomeni come Chiara Colizzi, Domitilla D'Amico, Emanuela Rossi, Maria Pia Di Meo, Roberto Pedicini, Angelo Maggi, Stefano De Sando, Roberto Pezzulli, Alessandro Rossi. Cioè Robert De Niro, Leonardo Di Caprio, Tom Hanks, Kevin Spacey, Uma Thurman, Michelle Pfeiffer, Arnold Schwarzenegger, Scarlett Johansson. Nemmeno a Hollywood potrebbero radunare un cast così per un solo film. Del resto come diceva Claudio Sorrentino: «Non sono io che presto la voce ai divi del cinema, sono i divi del cinema che prestano la faccia alla mia voce».

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