Tanti auguri, Alberto Ginastera. Da qualche tempo, sul web, impazza la compleanno-mania, anche per i nomi della storia della musica classica (quest'anno si ricordano Prokofiev, Regger, Eduard Strauss). Sui social l'ultimo festeggiato dei Maestri da non dimenticare, è appunto il compositore argentino Ginastera, nato cento anni fa e morto nel 1983. Qualcuno meno abituato ai fatti del '900 si chiederà: chi era costui? È spuntato sulle cronache proprio di recente, perché ammirato dal tastierista progressive Keith Emerson, scomparso il 10 marzo scorso. Ma nonostante lo spessore e la ricorrenza nel Belpaese non sono state e non sono molte le occasioni per rammentarlo a dovere: qualche concerto qua e là, trasmissioni radio da contare sulle dita, men che meno «giornate di studio». A onorare la data ci ha pensato la Warner col cd The vocal album, cast di tutto rispetto, in testa il tenore Placido Domingo, impegnato con gli altri su 5 canciones populares argentinas. Volendo giocare con i paragoni, Ginastera sta all'Argentina come Béla Bartòk all'Ungheria; il primo, in gioventù, si formò guardando anche l'opera del secondo.
Una produzione di tutto rispetto e cambiamenti di stile nel tempo: la sua musica seppur arrivata dopo porta alle cosiddette scuole nazionali, a quel mondo di compositori che utilizzavano melodie, ritmi, armonie e strumenti tipici del folclore della loro terra. I libri per approfondire questa figura scarseggiano. Si può ricorrere ad Alberto Ginastera (Schwartz-Kates Deborah) uscito qualche anno fa in inglese.Il web (e non solo) celebra Ginastera
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