Mancini rianima l'Inter e la fa sentire grande: "Sono abituato bene"

"Non lotto per arrivare al terzo posto perché mi demoralizza. Il modulo? Mentalità e qualità dei giocatori"

Mancini rianima l'Inter e la fa sentire grande: "Sono abituato bene"

nostro inviato a Appiano G.

Basta una battuta per marcare la differenza con l'ultimo delirio tremens mazzarriano e restituire aria di Inter, non solo di derby. «Lottare per il terzo posto? Ma così mi demoralizza un po'. Non sono abituato a giocare per il terzo posto. Facciamo più punti possibili e non guardiamo ora la classifica: ne parleremo tra qualche mese». E così Roberto Mancini dopo sei anni e mezzo si è definitivamente immerso nel tinozzo del nero e azzurro, fuoco che arde sotto, acqua bollente, ma sapore di calcio metropolitano. Risolleva il sapore delle sfide con aplomb quasi inglese, facendo un favore anche al Milan. «A Milano due grandi squadre hanno sempre lottato per lo scudetto e la Champions. Oggi sono un po' più indietro, ma è solo una casualità».

L'Inter ritrova il derby con un allenatore che sa gestire i momenti da derby, foss'anche per allungare una battuta che rimandi in alto i cuori. Non ultimo quello di Thohir, che ieri sera ha vissuto la vigilia con la squadra e con un tecnico che gli ha fatto vedere uno spicchio diverso della luna.

Poi toccherà al campo e Mancini sa essere di un realismo assoluto. «Difesa a quattro o a tre? Ma cosa volete che sia? Qui c'è gente che in nazionale gioca in un modo e con l'Inter in un altro. Non è un modulo che cambia una squadra, bensì mentalità e qualità dei giocatori». Ci sta provando. Sta provando a rimettere il calcio, la qualità e il modo di intendere il pallone al centro del campo. Alla squadra ha chiesto entusiasmo e voglia di divertirsi, ai centrocampisti, Kovacic in testa, qualcosa in più. «C'è bisogno di gente che faccia gol. Mateo ha grandi qualità tecniche, è giovane, non può risolvere sempre le partite. Ogni tanto sbaglierà e lo aiuterò. Ma deve segnare tanti gol: ha bel dribbling e tiro».

L'Inter si presenterà credendo nel gioco del suo attacco, ma sapendo che la parola va alla difesa. Forse un po' svolazzante nei difensori laterali. Una giornalista giapponese ha elencato i derby vincenti (4) di Nagatomo. E allora... «È un portafortuna, se è così gioca subito. Fra l'altro gli piace correre, quando ci alleniamo va fuori un quarto d'ora prima degli altri e comincia a correre». Una battuta funziona meglio di un'analisi. Però occhio ai numeri delle difese: tra Inter e Milan sono due colabrodo. Discorso che richiede tempi lunghi. Per ora le tavole della legge manciniana si riducono a due- tre concetti: «Squadra che vince, subisce pochi gol: dovremo attrezzarci. Fondamentale avere giocatori che corrano negli spazi. Difficile ottenere successi prestigiosi se una squadra non attacca gli spazi. In Europa le grandi squadre fanno così». Soluzione iniziale? «Fidiamoci dell'attacco, nel derby ci saranno in campo tante punte di valore». Ieri ha provato diverse soluzioni, anche Osvaldo con Palacio, pure Kuzmanovic centrale del centrocampo al posto di M'Vila, ma solo per saper come rivoltare la squadra in caso di allarme rosso (infortuni e scarsa tenuta fisica).

E ora è derby: ne ha provati tanti fra Milano, Genova, Roma, Manchester e Istanbul. Fa i complimenti a Inzaghi: «Ha le qualità per un grande futuro». Ma gli ricorda: «Quando si inizia si pensa di saper tutto e di non sbagliare mai. Poi...». Dice che proverà emozione. «Perché un derby è emozione. E tutti sono belli, anche quelli persi». Ma sa bene che se stavolta lo perderà, il pentolone comincerà a bollire.

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