La capitale tossica dei fumogeni

Un gol e cento bombe carta. Un gol e cento fumogeni. Roma capitale d'Italia offre il suo spettacolo di inciviltà secondo usi e costumi nazionali riservati esclusivamente al football. Ventiquattro ore prima lo stadio di Wembley era una cartolina da conservare, ottantasettemila spettatori e nemmeno uno sparo, tedeschi e inglesi non sono signori ma esistono regole che vanno rispettate e così si deve fare, dentro e fuori dagli stadi. Da Londra a Roma in un solo giorno sembrava di passare in un altro mondo, non soltanto in un altro calcio.
Nel nostro Paese il football è il terreno delle discariche, dal nord al sud l'aria è tossica dovunque e comunque, il meraviglioso pubblico si fa riconoscere per gli ululati e i mortaretti, verrà il giorno, spero, che qualche magistrato di occupi di quei vapori e fumi che sono nocivi alla salute e allora, forse, qualcosa potrà cambiare.

La finale di Roma, trasmessa sulla rete 1 Rai, ha confermato un'altra caratteristica peculiare del nostro sistema: le opinioni televisive sul football vengono affidate ai comici, Gnocchi, Teocoli, Abatantuono, Insegno, Ghini, attori da cinema che, tuttavia, non trovano spazio nelle dirette sull' automobilismo, sul tennis, sulla pallacanestro.
È il calcio italiano, bellezze, è la chiusura di una stagione indecente tra scandali aperti in modo clamoroso e ancora da definire, stadi chiusi, presidenti in galera, penalizzazioni in classifica.

Il derby di Roma non è stato bello, la vigilia è stata agitata dai soliti delinquenti che hanno minacciato di morte i calciatori laziali in caso di vittoria, tutta roba da terzo mondo, mentre qualcuno parla di ranking Uefa.

Le bombe carta e i fumogeni dell'Olimpico sono esplosi mentre al centro della tribuna d'onore era seduto il presidente del Senato Pietro Grasso. È un altro segnale di come il Paese sappia e voglia rispettare le istituzioni, anche nel calcio.

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