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È un affascinante déjà vu. Il Milan del futuro passa dal primo maggio

Nell'88 vinse il titolo con Sacchi. Cessione del club, firma del preliminare nei prossimi giorni

È un affascinante déjà vu. Il Milan del futuro passa dal primo maggio

Milano - Coraggio, dopo aprile ecco maggio. E a maggio spunta il mese decisivo per il calcio di tutti i tempi che evoca eccitanti ricordi e qualche doloroso precedente a casa Milan. Il 1 maggio 1988 fu l'alba simbolica della cavalcata trionfale del Milan di Silvio Berlusconi e Arrigo Sacchi, passati in quella domenica da Napoli per schiantare l'armata di Diego Armando Maradona e puntare al primo scudetto della epopea cominciata un paio di anni prima soltanto. Molto tempo dopo, nel 2012, toccò al Milan di Allegri, con lo scudetto sul petto, e del primo Ibra farsi castigare a San Siro dalla Fiorentina (gol decisivo dell'ex bianconero Amauri) e lasciare via libera al sorpasso della Juve di Antonio Conte.

Corsi e ricorsi storici, insomma che s'intrecciano con questo mese decisivo per il verdetto tricolore e con le news provenienti da piazza Affari. Nei prossimi giorni è prevista infatti la firma del preliminare per il passaggio da Elliott e Investcorp quale azionista di maggioranza del club rossonero: anche questo dettaglio può suscitare qualche analogia. Di sicuro non ci sono parentele tra questo nuovo e giovane Milan, diventato adulto in soli due anni e sbucato fuori da un grave deficit economico procurato dalla gestione cinese, e i suoi illustri predecessori citati prima. Di là c'era un team condito da fuoriclasse, di qua un battaglione dotato di qualità morali prima che tecniche, guidato da qualche guerriero d'antico pelo come Ibra appunto e Rebic, come Kjaer adesso rimasto in disparte a curarsi.

Qualche parallelo può spuntare tra i due allenatori. Arrigo veniva addirittura dalla panchina del Parma, serie B, Stefano Pioli da una striscia di esperienze in serie A bollate tutte con il luogo comune «al secondo anno si perde per strada». E invece proprio al secondo anno Stefano Pioli, dopo aver acciuffato la Champions league all'ultima giornata, ha già tagliato il traguardo europeo e si avvia a disputare 4 sfide che possono diventare leggenda oppure delusione feroce. Già perché l'asterisco di Bologna ha lasciato il Milan in cima alla classifica con 2 punti di vantaggio e la possibilità di collezionare anche un pareggio nel caso l'Inter dovesse vincerle tutte.

Sulla sua strada, con la Fiorentina, stadio esaurito e ricordi poco piacevoli con Saponara (ha rifilato 3 gol in 9 partite contro i suoi ex) e per la sconfitta dell'andata procurata anche dallo strafalcione di Tatarusanu e Gabbia, in comproprietà, su un banale calcio d'angolo. Più o meno come quello capitato tra Perisic e Radu a Bologna mercoledì sera. Perciò la parola d'ordine, una sorta di slogan, a Milanello è diventata la seguente: non è successo niente. Ibra, ieri pomeriggio, è arrivato al San Raffaele in visita al suo amico Mino Raiola, ed è pronto a quest'ultimo sprint che può vederlo protagonista, al contrario di quel che accadde nel 2012. Allora su rigore aprì le danze, poi Jovetic e Amauri lo ricacciarono indietro

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