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"Ai Giochi è la montagna che comanda. Per cui temo che Milano farà fatica"

L'appello del campione Pietro Sighel: "Basta essere invisibili, lo short track è spettacolare, vi farà innamorare"

"Ai Giochi è la montagna che comanda. Per cui temo che Milano farà fatica"
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Saranno Giochi bellissimi, dice Pietro Sighel. Ma non basterà la cornice. Servirà attenzione, rispetto, visibilità. "Olimpiadi in casa? Un'enorme occasione. Ma lo short track smetta di essere invisibile". L'azzurro dello short track non si nasconde, non addolcisce. Risponde colpo su colpo, come in pista.

Milano-Cortina sarà una festa per l'Italia?

"Le località saranno prese d'assalto. Cortina, Bormio, Anterselva: posti incredibili. Lo sci sulle Tofane o sullo Stelvio è il top mondiale. Il turismo ne beneficerà e anche noi atleti. Il clima olimpico ci sarà eccome".

Milano rischia di fare più fatica?

"Sì, la montagna è avvantaggiata. Però non credo a palazzetti vuoti. Chi ama lo sport verrà anche in città".

Dal Trofeo Nicolodi ai Giochi in casa: quindici anni in un attimo?

"La crescita non è mai un salto. È step by step. Conta crederci e non mollare".

Pechino brucia ancora?

"Molto. Più dei 500, dove sono caduto, mi pesa il 1500: una squalifica che considero un'ingiustizia. Avevo una gran gamba. Quelle cose restano sullo stomaco".

Oggi però sembra parlare sempre di squadra.

"Perché senza squadra non esisti. Anche se vinci da solo, dietro c'è sempre un lavoro collettivo. Oggi siamo una squadra completa, maschi e femmine insieme: non succedeva da anni".

Si sente leader?

"È una catena positiva. A volte tiro io, a volte gli altri. Nessuno è arrivato da solo".

Ultimo frazionista: piacere o condanna?

"È bellissimo e stressante. Arrivi morto e devi tirare fuori quello che non hai. Mentalmente è durissima".

Olimpiadi in casa: pressione o spinta?

"Entrambe. È una grande responsabilità, ma anche un'emozione unica. Il pubblico italiano può fare la differenza".

Primo ricordo olimpico?

"Tutte le spille e le tazze che mio papà Roberto ha portato a casa a me e a mia sorella Arianna, pure lei convocata: abbiamo una collezione che parte da Nagano 98. Lui ha disputato 5 edizioni dei Giochi, anche se faceva pista lunga ed è stato campione del mondo. Il confronto mi dà né noia né peso. È motivo di orgoglio per me".

Parliamo di visibilità: si è arrabbiato e ha affondato il colpo.

"Sì. Siamo uno sport minore. Ma siamo in stagione olimpica, coi Giochi in casa, e portiamo medaglie da anni. Vedo testate che ci ignorano e poi si esalteranno alle Olimpiadi. Non è coerente".

Cosa chiede, concretamente?

"Non dirette in prima serata. Chiedo che almeno le medaglie vengano raccontate. E che si investa: gare in Italia, un minimo di copertura tv. Lo short track è spettacolare, imprevedibile, perfetto per la televisione".

A febbraio cosa la renderà davvero felice?

"Tornare a casa sapendo di aver dato il 100%. Se fai questo, qualunque risultato lo accetti".

Un invito agli italiani?

"Venite a vederci dal vivo.

È uno sport che non ti aspetti. Una volta che lo vedi, non lo dimentichi".

Se Milano-Cortina vuole essere davvero l'Olimpiade di tutti, forse deve iniziare ad ascoltare anche chi, sul ghiaccio, corre più veloce degli altri.

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