Calcio

Arbitri, il triplice fischio con Trentalange al bivio: dimissioni o commissario

La procura federale ha chiuso le indagini: accertate le responsabilità del capo dell'Aia

Arbitri, il triplice fischio con Trentalange al bivio: dimissioni o commissario

La prima tempesta perfetta del calcio italiano si abbatte sull'Aia. E in particolare sul suo presidente neo-eletto, Alfredo Trentalange, sul cui conto è stata appena conclusa l'indagine del procuratore federale Chinè partita dall'arresto con accuse per narcotraffico di Rosario d'Onofrio, procuratore del settore arbitrale. Dai documenti acquisiti e dalle deposizioni di alcuni esponenti del mondo arbitrale, sono emersi comportamenti disciplinarmente rilevanti del presidente dell'Aia che adesso rischia il deferimento. C'è poi la convocazione del prossimo consiglio federale indetto da Gravina per lunedì 19 dicembre con all'ordine del giorno, tra l'altro, l'argomento di scottante attualità: situazione Aia: provvedimenti conseguenti. I fatti fin qui emersi sono già in grado di scolpire lo scenario inevitabile: e cioè deferimento di Alfredo Trentalange che avrà 15 giorni a disposizione per rispondere alle contestazioni del procuratore Chinè. Nel caso di mancate dimissioni - già peraltro reclamate dallo stesso ministro dello sport Abodi - potrebbe scattare il commissariamento dell'Aia. Perché al di là di ogni ragionevole dubbio, quello che emerge è una responsabilità politica, figlia di un mancato controllo efficace in presenza di voci, pettegolezzi e segnalazioni sul conto di d'Onofrio. Ma Trentalange fa muro: «È bene precisare che non si tratta di un deferimento a mio carico. In tal senso ho chiesto di essere sentito con estrema sollecitudine dal Procuratore, Giuseppe Chinè. Tengo a chiarire che non ho nessuna intenzione di dimettermi».

Breve riepilogo delle puntate precedenti. Rosario d'Onofrio, capo dell'ufficio indagini dei fischietti italiani, viene arrestato il 10 novembre dalla Dia di Milano per traffico di stupefacenti. Si scopre, contestualmente, che il suddetto - nel periodo degli arresti domiciliari - ha regolarmente svolto l'attività raggiungendo - su autorizzazione dell'autorità giudiziaria - la sede degli uffici romani dell'Aia. A quel punto partono le prime accuse interne: Nicchi, presidente dell'Aia uscente, ricorda che fu Trentalange a suggerirgli nel 2009 la candidatura di d'Onofrio per l'ufficio. Trentalange ha risposto piccato. Ora però le conclusioni raggiunte dal procuratore Chinè sono un macigno sulla figura del presidente dell'Aia e sulla mancata vigilanza. Agli atti del procedimento sono allegati, per esempio, la segnalazione del vice-presidente della procura arbitrale, avvocato Santoni, intervenuto per denunciare negligenza e inadeguatezza di D'Onofrio. A questo proposito ricevette una telefonata dallo stesso Trentalange.

A completare il quadro imbarazzante i biglietti ferroviari falsi presentati da d'Onofrio per riscuotere il rimborso spese per viaggi a Roma mai effettuati; il giallo di una mail, spedita dall'account del fratello di d'Onofrio con l'annuncio delle proprie dimissioni smentita invece dallo stesso interessato e resa improbabile dalla firma. Di qui la decisione di Gravina di trattare il caso nel consiglio federale di fine anno.

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