Gli azzurri in bianco nel mondiale di tutti

Medagliere con 41 Paesi, ma l'Italia giù dal podio: delude anche Tamberi (salto in alto)

Gli azzurri in bianco nel mondiale di tutti

Pioggia sporca sull'atletica italiana che a Pechino ha fatto il peggior mondiale della storia, una malattia di risultati, 12 eliminazioni su 15 al primo turno, che si ripete pensando a Daegu 2011 e Mosca 2013 dove, però, avevamo avuto più finalisti. Autocritica per tutti, cominciando dal presidente federale Alfio Giomi, dal capo dei tecnici Massimo Magnani, progetti per rivoluzionare un po' tutto, mentre qualcuno urla chiedendo che la purga parta dal vertice. Giustamente non sono tanti gli sport italiani che vanno bene, ma di certo chiedere consigli al nuoto di Barelli, come ha intenzione di fare il presidente grossetano, potrebbe essere saggio: fra il mondiale in acqua a Kazan e questo in Cina c'è proprio l'abisso, stessi problemi per reclutare, stessi tradimenti dai mancati progetti sport e scuola, ma soluzioni ben diverse e a Pechino non si chiedevano medaglie, anche se in 41 paesi se le sono prese, ma almeno miglioramenti delle proprie prestazioni.

Zero scarabocchio, il migliore è stato un maratoneta quarantunenne come Pertile (4°), l'unica a migliorarsi, di centesimi comunque sui 200, è stata la Hooper che si allena in Florida, per il resto il patetico rimandare tutto ai Giochi di Rio per valutare un quadriennio di lavoro, nella speranza di trovare altre come la naturalizzata nigeriana di Fidenza Folorunso, terza frazionista di una 4x400 che non ha visto scendere in pista la Grenot, nona dietro le canadesi, rappresentanti della vera Nazione vincente di questo mondiale, 2 ori, 8 medaglie in una classifica dove Kenia e Giamaica hanno chiuso con 1 oro in più degli Stati Uniti (7-6).

Dovevamo capirlo subito, quando il cielo ha scaricato tuoni e fulmini sulle pedane che anche l'ultima giornata non avrebbe dato all'Italia un congedo decente nel salto in alto dove avevamo messo, colpevolmente, sulle spalle del ventitreenne Tamberi tante responsabilità. Gli è andata male, si vedeva già in riscaldamento. Nessuna scintilla, neppure la scaramanzia della barba fatta solo su metà della faccia ha funzionato in una gara dove tutti hanno sofferto, il favorito Berisha solo quarto, 2.33 come i medagliati ma con un errore in più, decisa allo spareggio con il salto a 2.34 del canadese Derek Drouin, venticinquenne dell'Ontario, che aveva sbagliato a 2.36 come lo zoppicante ucraino Bondarenko e il cinese Zheng i due che si sono divisi l'argento.

Vedendo la pioggia, anche se poi la gara è stata disputata su pedana quasi asciutta, Gimbo Tamberi non ha purtroppo reagito come Valentino Rossi in Inghilterra, a lui piace il rock del dottore, ma non aveva sotto le gambe la stessa moto. Dopo due prove riuscite a 2.20 e 2.25, è andato a sbattere tre volte sull'asticella a 2.29, 8 centimetri meno del suo fresco primato italiano. Appesantito dalla tensione, ottavo, alla pari con lo statunitense Kynard, con tanti veleni da digerire per liberare la mente pensando a Rio, nella speranza nella specialità dove abbiamo più talenti si faccia subito chiarezza, perché come ha detto il presidente federale non deve più succedere che un Fassinotti decida autonomamente di non gareggiare ascoltando il parere di figure intermedie visto che il capo dei tecnici Magnani era impegnato sul percorso della marcia.

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