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"Basta con la narrazione dei paralimpici eroi. Guerre fuori dai Giochi"

Paralimpiadi Milano Cortina, venerdì la cerimonia di apertura. Le preoccupazioni del n°1 del Comitato italiano Marco Giunio De Sanctis

"Basta con la narrazione dei paralimpici eroi. Guerre fuori dai Giochi"
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A pochi giorni dall'apertura delle Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina (6-15 marzo), l'Italia in qualità di Paese ospitante si ritrova a fare i conti con una vigilia tormentata che di sportivo ha purtroppo ben poco. Dopo le Olimpiadi, il testimone passa al movimento paralimpico, ma il contesto internazionale rischia di sovrastare lo spirito dei Giochi. Da un lato, la decisione dell'International Paralympic Committee (IPC) di consentire agli atleti russi e bielorussi di gareggiare sotto le rispettive bandiere e con i propri inni, in discontinuità rispetto alla linea olimpica che li aveva ammessi come atleti individuali neutrali. Decisione che ha alimentato il malcontento di alcuni Paesi, visti i boicottaggi annunciati. Dall'altro, l'escalation militare che coinvolge Stati Uniti, Israele e Iran, con un conflitto che irrompe a pochi giorni dalla cerimonia inaugurale con una tempistica inquietante e preoccupante visto che, a distanza di quattro anni, si ripete lo stesso film dell'inizio guerra in Ucraina del 2022 in avvicinamento ai Giochi Paralimpici a Pechino. "In un simile scenario diventa davvero complicato parlare di sport", ammette sconsolato il presidente del Comitato Paralimpico, Marco Giunio De Sanctis, in veste di n.1 del nostro movimento ma anche di padrone di casa di questa edizione dei Giochi.

Presidente De Sanctis, quanto è preoccupato dalla recente escalation e dai boicottaggi nella cerimonia d'apertura e pensando a cosa potrà accadere, al primo incrocio in gara o sul podio, tra gli atleti ucraini e bielorussi?

"Una cosa del genere è gravissima. Io vorrei che la manifestazione non entrasse in dinamiche che, per quanto importanti, non hanno nulla a che vedere con lo sport. È una situazione che mi preoccupa moltissimo e dalla quale vorrei restare fuori il più possibile. L'Italia deve restarne fuori, i Giochi devono restarne fuori e anche i Paesi partecipanti dovrebbero rimanere estranei a queste dinamiche. Anche perché dovrebbe prevalere la cosiddetta tregua olimpica, almeno in teoria. Ma, evidentemente, non siamo davvero in tregua, e questo mi fa sorridere amaramente quando si assumono certe posizioni".

Il conflitto in Medio Oriente è un evento che incombe e destabilizza ulteriormente, la questione Russia-Bielorussia è invece una ferita aperta da tempo. Si è letto di una lettera dal CIP all'IPC, ci può chiarire?

"Non è stata inviata alcuna lettera da parte nostra all'IPC, c'è stato un fraintendimento. Ho parlato con alcuni Comitati e ho espresso la posizione di neutralità partecipativa. Partecipazione sì, ma in forma neutrale per Russia e Bielorussia".

Sorpreso dalla posizione dell'IPC?

"È stata approvata una mozione diversa, in democrazia, con il reintegro di quei Paesi".

C'è però un cortocircuito tra autonomia sportiva e contesto geopolitico. Lo sport non vive in una bolla: è finanziato dalla politica, regolato da equilibri internazionali, influenzato dalle opinioni pubbliche. Che cosa pensa dei boicottaggi delle delegazioni ucraina, finlandese, polacca, lettone, estone, ceca e forse olandese nella cerimonia d'apertura a Verona?

"È possibile che ci siano manifestazioni di protesta. Purtroppo il rapporto tra sport e politica è inevitabile: la politica finanzia anche lo sport, quindi è normale che ci sia una connessione".

Tiene banco anche la narrazione mediatica degli atleti paralimpici eroi. Le piace questa definizione?

"Non mi piace affatto. Sono sempre stato per la parità. Per me esiste l'atleta, non la persona disabile. Non vedo differenze. La disabilità, prima o poi, può riguardare chiunque, a qualsiasi età. Fa parte dell'essere umano".

Sul piano sportivo, l'Italia si presenta con 42 atleti e l'obiettivo quale sarà?

"Eguagliare le sette medaglie di Pechino. Diciamo che tra le sette e le dieci sarebbe un ottimo risultato e ci poniamo questo obiettivo. Le discipline su cui puntare sono snowboard, sci alpino e sci nordico".

Podi importanti, ma quale impatto mediatico si aspetta?

"Mi auguro soprattutto che ci sia una comunicazione continua e costante sul nostro mondo, che deve procedere di pari passo con quello olimpico".

Allude alle differenze tra Olimpiadi e Paralimpiadi?

"Non stiamo parlando di qualcosa di diverso: stiamo parlando di sport, di uomini e donne che fanno sport.

Lo sport è uno solo. Purtroppo stiamo vivendo questa situazione. Come ho detto, io voglio concentrarmi sulla squadra e sulle storie dei singoli atleti, che hanno già affrontato tante difficoltà nella loro vita sportiva e personale".

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