Berlusconi, Pablito e il battesimo del grande Milan

Nevicava a Milanello, quel giorno di febbraio 1986, quando l'elicottero di Berlusconi sorvolò per la prima volta la club house rossonera

Nevicava a Milanello, quel giorno di febbraio 1986, quando l'elicottero di Berlusconi sorvolò per la prima volta la club house rossonera, ridotta a mal partito dalla gestione di Giussy Farina: buchi sui tetti, alle pareti una carta verdognola, il ristorante interno adibito a banchetti nuziali per fare cassa. Soltanto qualche mese dopo, divenne il fiore all'occhiello del calcio italiano. Alla presenza di qualche cronista, un fotografo e nessun operatore televisivo, andò in onda la presentazione ufficiale alla squadra, guidata da Nils Liedholm, del nuovo presidente che debuttò portando in dono un flut d'argento griffato Cartier. C'è una foto, pubblicata ieri sull'account Instagram dell'ex premier, che documenta il battesimo che ha stravolto la storia del calcio italiano e cambiato la vita dei tifosi rossoneri: in prima fila Silvio Berlusconi sorrideva felice stretto tra Paolo Rossi e l'allenatore svedese.

Alle spalle del magico trio l'espressione dolente di Agostino Di Bartolomei e segnalato da un maglione rosso poco più in là Franco Baresi. Nessuno poteva immaginare che sarebbe stato l'inizio, dopo un brevissimo, tormentato apprendistato, di una cavalcata fantastica, durata 31 anni, colmi di memorabili successi e di dolorose sconfitte come ricorda puntualmente Paolo Maldini, all'epoca un ragazzo molto promettente. Pablito viveva già della luce riflessa del mondiale di Spagna e della grazia di un paio di gol nel derby di Milano che avevano riscaldato il cuore del pubblico rossonero. Furono gli unici squilli di una brevissima carriera milanista che volava al termine per via degli acciacchi ai due ginocchi. Il feeling tra Berlusconi e Rossi fu immediato. «In giro per il mondo mi chiedono soltanto di Pablito» riferì qualche mese dopo Silvio stregato dalla popolarità del personaggio.

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