Berrettini impara. È il primo italiano a vincere in un Masters

Si può essere campioni nelle vittorie, ma lo si deve essere soprattutto quando le cose non vanno bene. E in fondo Matteo Berrettini ha dimostrato anche questo, battendo ieri Dominic Thiem 7-6, 6-4 e facendo un altro passo nella storia del nostro tennis. È infatti il primo italiano a vincere un match in quello che una volta si chiamava Masters, il torneo dei Maestri. Matteo ancora maestro non lo è, ma di sicuro è un allievo che impara in fretta, come ama ripetere spesso lui. Impara ascoltando, non solo i consigli che gli arrivano dal team. Perché forse ieri nelle orecchie gli risuonavano le parole di Rafa Nadal, dette in conferenza stampa dopo l'incredibile rimonta di mercoledì contro Medvedev. Quell'1-5 del terzo set diventato 7-6, che passerà anche quello alla storia come la strenua lotta di un campione contro i suoi (evidenti) limiti attuali.

Insomma, davanti alla stampa Rafa si è trovato a rispondere a una domanda sul fatto che la sua impresa possa essere d'esempio per i giovani sul fatto che non bisogna mai mollare. E la risposta è stata spiazzante: «Non credo che questo sia l'esempio giusto. Quello corretto è far capire che non bisogna abbandonarsi all'ira quando le cose vanno male, magari spaccando la racchetta quando sei sotto 1-5. Che a volte bisogna anche saper riconoscere che l'avversario in quel momento è più grande di te. Ma soprattutto che è inutile cadere nella frustrazione pensando di essere sempre i migliori: si deve invece imparare dai propri difetti, sapere che ci sono e lottare per migliorarsi». Ecco: questo è l'esempio di un campione, e soprattutto di un uomo. Una lezione che Matteo ha assimilato in fretta, dopo l'esordio choc con Djokovic e il ko lottato contro Federer. E ieri ne ha dato prova, facendo capire che quando non c'è differenza tra uomo e campione i risultati arrivano. Nadal, appunto, insegna. E lui impara.

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