Biaggi: "A 408 km all'ora l'aria sembra un muro. Farcela vale il Mondiale"

A 49 anni suo il record di velocità in sella alla Venturi elettrica. "Lotti contro forze sconosciute"

«Stay hungry, stay foolish» suggeriva Steve Jobs ai giovani per cambiare il mondo. Matti e affamati. Per gli atleti professionisti abituati a spostare l'asticella e spingere i limiti sempre oltre, quanto professava il fondatore di Apple è uno stile di vita, più che una vision. Così quando al 6 volte campione del mondo Max Biaggi, il Presidente di Venturi, Gildo Pastor, ha proposto di riscrivere il record mondiale di velocità, il Corsaro non si è tirato indietro. «All'inizio ero sorpreso perché Venturi, eccellenza nella mobilità elettrica, aveva già battuto dei record a 4 ruote, ma mai a 2. Mi sono convinto quando ho capito che Gildo e i suoi ingegneri avevano una determinazione e una fiducia incredibili: Siamo andati vicino ai 600 km/h con quattro ruote, vogliamo toccare i 400 km/h in moto sul Salar de Uyuni in Bolivia: nessuno ci può fermare!', mi ha detto. Impossibile? «Mi sono immaginato una sconfinata distesa di sale a oltre 3.600 metri in sella a un razzo più che a una moto. Mi sono sentito un pioniere, il protagonista di una scenografia di un film ancora da scrivere. Così ho accettato». Tra la progettazione, la realizzazione e i test sono passati quasi due anni. Neanche due settimane fa l'impresa. E il «record. 408km/h», ha twittato il Corsaro. A 49 anni Biaggi ha così stabilito il primato mondiale di velocità su moto elettrica: 366,94 km/h (media di due run su un miglio) guidando una Voxman Wattman Venturi battendo di quasi 40 kmh il precedente record del giapponese Ryuji Tsuruta. Non solo, nei tre giorni di prove sulla pista dell'aeroporto francese di Chateauroux, Max ha raggiunto una punta massima di 408 km/h.

«Quando vedi nel cruscotto tre cifre che iniziano con il numero 4 è adrenalina pura. Come vincere un mondiale». Mai avuto paura? «Mai. L'impresa più ardua è stata individuare la soglia della stabilità oltre i 400 perché l'aria è un muro impenetrabile. Cominci a combattere con delle forze sconosciute. La visuale si restringe, le turbolenze sono schiaffi sulla carena, sulla pancia. Rimanere aggrappato è stata una sfida nuova. Diventano determinanti gli effetti aerodinamici. Mai provato qualcosa di simile, neanche quando ho guidato la Ferrari di Schumacher a Fiorano».

E pensare che tre anni fa, dopo l'incidente sulla pista di Latina, il pilota romano aveva detto addio alle moto. Affamato di velocità e di sfide, Max non ha resistito. «È difficile smettere. Concepirne soltanto l'idea. A me era capitata l'occasione della vita: vincere il mondiale Superbike a 41 anni. Avevo ancora un anno di contratto con Aprilia, ma decisi di ritirarmi da campione per lasciare un ricordo cristallino. È stato un giorno bruttissimo. La voglia infatti restava. Mi divorava la passione. Sono tornato a correre da wild card nel 2015, ma a 44 anni sul podio a Sepang mi sono sentito il papà di Rea e Davies, così ho messo la parola fine». Nel paddock Biaggi è tornato ancora, ma a capo di un team di Moto3. «Le sfide sono la mia vita. La MotoGP senza Marquez? È stata un'occasione sprecata per quelli che lo volevano battere da tempo come Valentino Rossi e Andrea Dovizioso. Avevo scommesso su Joan Mir in tempi non sospetti: è stato il più regolare, mentre i rivali si sono auto eliminati. Alla fine, come diceva Totò, è la somma che fa il totale».

E se sfrecciare a quattrocento all'ora sulla pista fredda e ventosa di Chateauroux è un bel primato, il team Venturi giura che è solo l'inizio. Prossima tappa: il lago salato di Uyuni nel 2021. «Ci vuole una sana follia, ma i record sono fatti per essere battuti». Parola del Corsaro.

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