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Di Biagio detta la linea per la ripartenza azzurra «Serve tanto coraggio»

Il ct pro tempore contro Argentina e Inghilterra prova a meritarsi la conferma e parla da leader

Di Biagio detta la linea  per la ripartenza azzurra «Serve tanto coraggio»

Ripartire con coraggio. Il messaggio del ct (a tempo?) Gigi Di Biagio giunge forte e chiaro nella palestra di Coverciano, dove tutto lo staff - cuochi compresi - del centro sportivo si raduna per dare inizio a una nuova era azzurra. Il Mondiale mancato è il passato che non può essere cancellato, la ripartenza è il primo punto di un futuro tutto da scrivere. Parla di coraggio il traghettatore tra voglia di novità e desiderio di riconferma affidandosi anche all'usato sicuro. «Avere coraggio vuol dire andare ad offendere gli avversari blasonati come quelli di Argentina e Inghilterra senza paura di affrontarli nella loro metà campo, magari facendo salire i terzini», la sottolineatura del ct ancora provvisorio. Anche se c'è chi scommette sulla sua conferma pure dopo le due gare dei prossimi sette giorni. E il coraggio invocato dal successore di Ventura riguarda anche lui stesso, in base alle scelte per le sue prime gare ufficiali: sì a Buffon, no a Balotelli.

La nuova assenza di SuperMario ha il sapore di una bocciatura ormai quasi definitiva. Per lui, già 22 gol in 30 partite stagionali, la ripartenza azzurra attesa da quasi quattro anni (non mette piede a Coverciano dal novembre 2014, primo periodo di Conte) non ci sarà, nonostante le frasi di Di Biagio che ha potuto visionarlo almeno 15 volte in stagione: «Ho già spiegato in maniera chiara che i numeri sono molto chiari per gli attaccanti, ma devono essere conditi in certe prestazioni. Io ho guardato, ho valutato, ho deciso e ho pensato che per il mio bene e per quello della squadra queste erano le scelte migliori».

Senza scomodare inutili dietrologie sul tweet polemico della punta sulla scelta di eleggere nella Lega un senatore di colore, nelle gerarchie dell'attacco il baby Cutrone è addirittura avanti al centravanti del Nizza. «Cosa mi ha convinto di lui? Le sue prestazioni, il suo entusiasmo, la sua voglia, il suo fare gol e il fatto che è con noi dall'Under 15. Tutti i calciatori che sono qui, giovani e meno giovani, mi servono per giocare. Non convoco un giovane in più solo per essere elogiato dalla stampa se so già di non farlo giocare».

Chi invece ha già una sicura maglia da titolare per l'Argentina è Gigi Buffon, che prima di varcare per l'ennesima volta i cancelli di Coverciano ha ribadito il suo «senso di responsabilità» e la sua «coerenza». «Gigi è un monumento ed è qui per aggregare, ma anche per giocare, dare un qualcosa in più. È un valore aggiunto dentro e fuori dal campo - spiega Di Biagio - E comunque abbiamo altri due qui che sono pronti a pronti a rubargli il posto quando invecchierà un pochino: Donnarumma è un grandissimo portiere, poi per un errore per tutti è diventato scarso, Perin l'ho avuto nell'Under 20».

Grazie alle sue idee e al suo gioco coraggioso, con il risultato che dovrà essere solo la conseguenza di questo, l'ex romanista si giocherà le sue chance di tenersi la panchina azzurra, facendo anche valere gli otto anni di militanza federale. Anche se in Figc - dove si studia come primo atto della gestione commissariale l'introduzione delle seconde squadre - il toto ct non è all'ordine del giorno. Al momento della scelta che proietterà la Nazionale davanti al biennio che porterà agli Europei, servirà altro coraggio.

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