Sorpresa o vergogna? Di certo, giusto così. Sorpresa è poco, perché il Bodo Glimt vince anche sull'erba di San Siro, dopo avere dominato sul suo prato di plastica. Più bravi anche stavolta. Vergogna forse è ingiusto, perché lo sport prevede anche la sconfitta, però siamo lì, poco distanti: l'Inter finalista 2 volte in 3 anni e virtuale campione d'Italia è già fuori dalla Champions League, eliminata agli spareggi dai vice campioni di Norvegia, una squadra col monte ingaggi 10 volte inferiore, che rappresenta una città con 50 mila abitanti. Fossero venuti tutti a Milano, San Siro sarebbe rimasto vuoto per un terzo. Invece sono in 3 mila e festeggiano increduli i loro campioni, tutti a braccetto nella storia. L'eliminazione apre una falla nel bilancio finanziario dell'Inter. Ci sarà tempo per fare i conti, ma il buco rispetto all'anno scorso è enorme, dai 70 ai 100 milioni. Non ditelo a Oaktree.
Per la seconda volta in una settimana, Knutsen rende amara la lettura di Chivu, come raramente è successo quest'anno in Italia. Proprio vero che la Champions è un'altra cosa. Stessa formazione dell'andata, virgole comprese, mentre Chivu ripesca i migliori, risparmiati per vincere a Lecce, e lancia a sorpresa Frattesi, la mossa che non ti aspetti. Proprio suo l'unico vero pericolo per il Bodo di tutto il primo tempo (testa da angolo di Dimarco), fra tanto tentare, variare, aggirare, come dicono i numeri (74% di possesso palla, 14 tiri contro 1, 7 angoli a 0), cui i norvegesi oppongono qualche prova di contropiede e un colpo di testa d Evjan, controllato in tuffo da Sommer.
Bodo che corre di più ma gioca anche meglio. Chiude i buchi in mezzo al campo e lascia lo spazio giusto al mancino di Dimarco, anche stavolta l'arma migliore dell'Inter, almeno sui calci d'angolo. Non l'unico, ma certo lo schema migliore, un po' poco per andare avanti contro un avversario così bene organizzato. Bodo più fresco, anche stavolta. E non potrebbe essere diversamente. Campionato finito da 3 mesi, il prossimo comincia fra 3 settimane. In mezzo per loro solo allenamenti al sole di Marbella e Champions League. Si vede dall'inizio alla fine. È sul passo che arrivano i gol. Uno-due in nemmeno un quarto d'ora, firmato prima da Hauge (l'ex milanista che non aveva mai giocato contro l'Inter) e poi da Evjan, forse il più bravo di tutti.
Imperdonabile l'errore di Akanji sul gol che sblocca la partita, perché sbagliano anche quelli bravi. Peccato farlo nella partita più importante. Lì finisce tutto, anche se prima, proprio Akanji cerca il riscatto e trova il palo, e poi Bastoni il gol che riaccende non la speranza ma l'umore. Troppo poco.