Un buco sul ghiaccio, nel giorno del debutto. L'Arena olimpica di Santa Giulia, destinata a ospitare alcune gare di hockey dei Giochi, è stata inaugurata e subito messa alla prova. Al primo test event, però, l'imprevisto: partita sospesa per cinque minuti durante Varese-Caldaro. Motivo? Un avvallamento davanti alla porta. "Ci sono grossi buchi", ha detto a caldo Tommaso Terzago, ala del Varese Hockey. Più rassicurante Don Moffatt, Ice Master Manager Consultant: "Con il ghiaccio nuovo può succedere. In questo caso parliamo di un buco di due centimetri, sistemato subito. All'inizio del secondo tempo la superficie era solida".
Parole che placano, ma non cancellano i dubbi. L'Arena doveva dimostrare di essere pronta per le Olimpiadi, e invece appare ancora un cantiere aperto: operai con elmetti, cavi scoperti, gru all'esterno, odore di vernice nell'aria. Una casa nuova, non ancora abitabile. È vero, una struttura appena nata non è mai perfetta e qualche intoppo organizzativo può essere perdonato. Ma il ghiaccio che cede, anche solo per pochi minuti, pesa più di una passerella inaugurale.
Dentro, le partite si sono svolte senza altri stop e i giocatori parlano di ghiaccio "accettabilissimo, giocabile". Del resto, qui lavorano specialisti della NHL: "Siamo in ottime mani", assicurano. E il calendario aiuta: mancano ancora una ventina di giorni al completamento definitivo, giorni che saranno decisivi. Le Milano Hockey Finals serviranno a stanare ogni punto critico fino all'incontro inaugurale del 5 febbraio. Bisogna correre, lavorare a pieno ritmo, evitare una figuraccia epocale sotto gli occhi del mondo.
Resta però un'amarezza che va oltre il test fallito:
dopo i Giochi, Milano non avrà un palazzetto stabile per l'hockey. In una città che ha risposto con entusiasmo sugli spalti. Neppure un'Olimpiade invernale è bastata. Questo sì, è il vero buco. Nel ghiaccio e nel futuro.