Il calcio ai tempi delle crisi, tra luci ed ombre

Il calcio tra luci ed ombre: cresce l'indebitamento complessivo (2,9 miliardi di euro nel 2012), mentre gli stadi sono sempre più vuoti

Il calcio ai tempi delle crisi, tra luci ed ombre

Una perdita aggregata di 388 milioni di euro, i ricavi che faticano a crescere e stadi inadeguati e sempre più vuoti: uno spettatore su 5 negli ultimi cinque anni ha deciso di non andare più allo stadio. E’ questo il panorama del calcio italiano in tempi di crisi immortalato da Report Calcio 2013, presentato questa mattina a Roma da Figc, Arel e Pricewaterhouse Coopers. Dallo studio emerge che il totale dell'indebitamento lordo della Serie A nella stagione 2011/12 ammonta a quasi 2.9 miliardi di euro, un +8,8% rispetto alla stagione precedente (2.65 milioni). I debiti finanziari pesano per il 32% (35% nel 2011/12), 14% i debiti commerciali (16% la stagione precedente), 8% i debiti tributari e previdenziali (dato stabile rispetto all'annata scorsa).

“C’è ancora una perdita aggregata importante di 380 milioni di euro contro i 430 della stagione precedente – ha affermato Emanuele Grasso in rappresentanza di PricewaterhouseCoopers –. I ricavi derivanti dallo stadio sono diminuiti del 17% dal 2007 al 2012, l’affluenza media è di 22 mila spettatori contro i 44 mila per esempio della Germania e il tasso di riempimento degli stadi è del 53% contro un 93% dei tedeschi”. Parte del decremento degli spettatori è imputabile all'inadeguatezza degli impianti. Analizzando i 36 stadi che hanno ospitato partite di serie A e serie B si registra un'età media di 57 anni, una copertura degli spalti pari solo al 56% e la presenza di una pista di atletica nel 47% dei casi. Solo tre stadi, poi, sono in grado di ospitare partite internazionali delle principali competizioni, mentre ben 15 stadi su 36 non hanno i requisiti minimi per accedere alla più bassa delle categorie Uefa.

Nonostante le numerose criticità evidenziate dal rapporto per il Presidente della FIGC Giancarlo Abete il bicchiere è mezzo pieno: per la prima volta la crescita del valore della produzione supera la crescita dei costi di produzione. Dopo il lieve calo registrato nella stagione 2010/11, causato principalmente da una diminuzione dei ricavi televisivi, infatti, la massima serie registra comunque una ripresa della propria crescita, registrando nel quinquennio un incremento medio dei ricavi del 4% (da 1.817 milioni del 2007/08 a 2.146 milioni del 2011/12). Gli indicatori economici segnalano anche nella stagione 2011-2012 una più accorta gestione economica e finanziaria delle società. I costi sono cresciuti in misura inferiore (+4,4%), a dimostrazione di una maggiore attenzione e un maggiore controllo" da parte dei club.

“C'è un ridimensionamento dei costi, – ha aggiunto Grasso – una presa di coscienza da parte dei club delle possibilità che hanno oggi di investire sia a causa della la crisi finanziaria ma anche per ragioni di fairplay che li porta a limitare certi tipi di spese". Segnali positivi, infine, arrivano anche dai dati relativi alla sicurezza durante le gare disputate. La stagione 2011-2012 presenta un decremento del 7,7% nel numero delle partite in cui si sono verificati incidenti e una forte diminuzione del numero di persone denunciate (-21,6%) e arrestate (-44%).

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