Il calcio non si ferma, chiude le porte però si fa i dispetti

Senza pubblico Udinese-Fiorentina, Milan-Genoa, Parma-Spal, Sassuolo-Brescia e Juventus-Inter

Il calcio non si ferma, chiude le porte però si fa i dispetti

Il calcio italiano non si ferma. A porte chiuse, nelle regioni sigillate per il coronavirus, ma si gioca. È la prima risposta di un Paese blindato in casa e sbigottito. È arrivata col decreto del ministero fatto apposta per consentire alla decima industria del paese di non chiudere i battenti e arrendersi. A cominciare da giovedì sera, in Europa league, per Inter-Ludogorets e - per ora - fino a domenica 1 marzo, è questa la soluzione per sfuggire alla resa totale e alla catastrofe economica. L'elenco delle sfide sottoposte al provvedimento è presto fatto: Udinese-Fiorentina (sabato 29 febbraio alle 18), Milan-Genoa (ore 12,30), Juve-Inter, Parma-Spal e Sassuolo-Brescia. Per la settimana successiva, la parola d'ordine lanciata da Carraro e Gravina è la seguente: «Si naviga a vista». Come per sentenziare: dipenderà dall'evolversi del contagio e dalle disposizioni del governo in materia. Il decreto ministeriale contiene anche il divieto di trasferta per le tifoserie coinvolte e l'apertura delle strutture per consentire gli allenamenti. Come segnale di collaborazione attiva, dal calcio è arrivato un paio di provvedimenti (rinviate 9ª e 10ª giornata della Lega pro e sospese i campionati di serie D delle regioni coinvolte) con la promessa di limitare al minimo indispensabile l'attività delle nazionali minori e gli spostamenti degli arbitri. «La salute pubblica è la priorità» la benedizione di Andrea Agnelli, presidente della Juve intervenuto a Radio24 ieri pomeriggio.

Non sarà una decisione indolore. Perché secondo un'indagine di Calcio e Finanza 11 club di serie A (Atalanta, Brescia, Cagliari, Genoa, Inter, Juve, Lecce, Roma, Samp, Spal e Udinese) non sarebbero disposti a riconoscere alcun risarcimento ad abbonati e tifosi con biglietti già acquistati. Le rimanenti 9 squadre hanno previsto il rimborso con modalità diverse (il Milan ha già deciso di risarcire i biglietti venduti per la partita col Genoa). Il presidente della Federcalcio Gravina, consapevole della perdita secca per molti club degli incassi, ha ricevuto dal governo la promessa di un risarcimento del danno. Ai tifosi, invece, ha pensato Franco Carraro lanciando la proposta, rivolta alle pay-tv, «di garantire gli highlight delle partite a porte chiuse anche ai non abbonati». In questa materia il caso più spinoso è quello di Inter-Samp, rinviata domenica scorsa con un incasso già realizzato di oltre 700mila euro. Solo l'eventuale spostamento alle prossime settimane potrà consentire il recupero del prezzo del biglietto.

Non mancano, in questo scenario da emergenza assoluta, i colpi bassi tra società concorrenti. Per il recupero di Inter-Samp, il Napoli ha espresso parere contrario a spostare la coppa Italia al 20 maggio anche perché la finale del trofeo è stata fissata per mercoledì 13 maggio a Roma. A questo punto, violentando la regolarità del campionato, per il recupero bisognerà attendere l'eventuale eliminazione di Conte dall'Europa league. Seconda spina: la Lazio si è opposta all'anticipo a venerdì 6 marzo della sfida con l'Atalanta, interessata per guadagnare 24 ore in più prima di affrontare il ritorno di Champions a Valencia (in Spagna crescono i timori per l'arrivo dei tifosi bergamaschi dalla Lombardia in emergenza, ndr). In casa della Dea si sono svegliati tardi, Lotito si è opposto nella speranza che il mancato spostamento consigli Gasperini a far riposare qualche esponente di prima fila. Miserie italiane. Siparietto finale sulle reazioni. Tre per tutte: Balotelli ha lanciato un appello catastrofista («fermate tutto, è come una guerra»), lady Lautaro si è barricata in casa e Wanda Nara ha dedicato un post a medici e infermieri («Dio vi benedica»). Qualche mente lucida in circolazione c'è ancora.