In campo lo strano derby tra i coccolati di Pioli e i maltrattati da Conte

Da una parte i giovani protetti come Tonali e Leao, dall'altra i casi Eriksen, Perisic e Sanchez

In campo lo strano derby tra i coccolati di Pioli  e i maltrattati da Conte

Modi di essere, ma anche di fare. Nei gesti, con le parole e attraverso gli sguardi. C'è un derby fuori dal campo che enfatizza il contrasto netto tra i rispettivi timonieri, Stefano Pioli e Antonio Conte. In ballo ci sono la stessa città e un sogno condiviso, seppure le assonanze finiscano qui visto che la gestione dei singoli e del gruppo risultano agli antipodi da sempre. Laddove il milanista rincuora, l'interista colpevolizza; se uno coccola, l'altro scuote.

In casa nerazzurra parlano chiaro i casi di Eriksen e Perisic, più volte strattonati dal loro tecnico, spesso rimproverati prima di trovare posto nell'undici di partenza. Tanto che domani, in una delle partite clou della stagione, vengono dati entrambi titolari, con il croato sulla corsia mancina e il danese al fianco di Brozovic, in virtù di un Vidal ancora non al meglio. E pensare che in autunno erano sulla lista dei partenti: Eriksen umiliato e più volte subentrato negli ultimissimi minuti di partita, Perisic intrappolato in quel «non può giocare a tutta fascia», ripetuto come un mantra da Conte. Davanti alle telecamere tanto bastone, quasi mai la carota, non importa se ci sia il contraccolpo psicologico e se i panni sporchi vadano lavati in famiglia. Anche Sanchez, dopo la sfida d'andata in Coppa Italia contro la Juve, si è sentito dire: «I suoi numeri in attacco sono impietosi, deve essere più cattivo».

Altro tenore, un registro diverso quello di Pioli, sempre pronto a mettere tutti al riparo, mai ruvido a partita finita e fuori dalle mura dello spogliatoio. La dice lunga la gestione di Tonali, anche lui probabile titolare domani al posto dell'infortunato Bennacer. Una gestione da padre di famiglia, prodigo di consigli, quasi affettuoso come nel dopo gara di Benevento, quando l'ex Brescia si è fatto cacciare dopo appena mezz'ora mettendo a repentaglio il successo. Bastarono poche parole: «Sa di aver sbagliato, era dispiaciuto e negli spogliatoi l'ho abbracciato». Un altro che cerca la ribalta è Leao, avvezzo ai lampi, ma non alla continuità, senza però che il suo tecnico l'abbia mai redarguito davanti a tutti. Anzi, ecco un'altra carezza e la possibilità di giocarsi il posto con Rebic nel derby: «Il suo ciondolare inganna, è un ragazzo intelligente e volenteroso».

Anche dopo la beffa di Belgrado, Pioli ha mantenuto i toni bassi, ha caricato soprattutto i più giovani, consapevole che c'è bisogno di tutti con un calendario così fitto. Invece una settimana completa di lavoro per Conte, anche se i campanelli d'allarme come sempre arrivano dal futuro nebuloso della società. Ieri il patron Zhang Jindong, a capo del barcollante impero Suning, ha parlato chiaro in un messaggio rivolto ai dipendenti dell'azienda cinese: «Ci concentreremo sul commercio al dettaglio. Senza esitare toglieremo ciò che è superfluo e non rilevante per il nostro business». L'Inter in quale categoria rientra? I tifosi interisti trattengono il fiato. Per fortuna che domani c'è il derby.

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