Caos Iaaf, nei guai chi ha indagato su Schwazer

Doping russo: rivelazioni di "Ard" e "Le Monde". Nel mirino dirigenti Wada e Federatletica mondiale. Avrebbero preso soldi per coprire gli atleti

Caos Iaaf, nei guai chi ha indagato su Schwazer

Il mondo dell’atletica sarebbe marcio. Tutto il sistema dei massimi dirigenti potrebbe essere corrotto. Lo rivelano la televisione tedesca Ard e il quotidiano francese Le Monde, che aprono una nuova inchiesta, ribattezzata “Total Protection”, sul tema del doping russo. I giornalisti in questione sono in possesso dei documenti che gettano nel caos i vertici della Iaaf, la federazione internazionale di atletica e della Wada, l’agenzia mondiale antidoping.

Documenti, il più “contaminato” è datato 7 novembre 2014, che confermerebbero un sistema di pagamenti in denaro in cambio di protezione e occultamento degli esami antidoping. «Ho pagato 451mila dollari per nascondere i miei valori e pure per evitare di essere esclusa dalle Olimpiadi di Londra» ha confessato ultimamente la maratoneta Shoboukhova, tra gli atleti russi coinvolti in questa attività criminale, dove sono circolati diversi milioni. Giro losco d’affari che, secondo quanto rivelato dal Guardian, non coinvolgerebbe solo i russi ma vedrebbe invischiati alcuni atleti britannici di primo livello, tra cui un campione olimpico. «Le nuove email - svelano Ard e Le Monde - confermano il coinvolgimento di importanti dirigenti dell’atletica mondiale; alcuni dei quali, come il direttore dell’antidoping Iaaf, ancora in carica».

Ovvero quel Thomas Capdeville che ha gestito per la federazione mondiale dell’atletica l'intera vicenda della seconda positività di Alex Schwazer fino alla lunga squalifica di otto anni inflitta a Rio. Avevano dunque ragione Schwazer e Donati?

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