Per il Bodo Glimt è l'appuntamento con la storia. Per l'Inter anche, per quanto per motivi opposti. L'eventuale eliminazione sconfinerebbe dalla cronaca per entrare tra le pagine nere del club nerazzurro. C'è chi ripensa all'alba del secolo e agli svedesi dell'Helsingborg, e fa gli scongiuri. Si parte dall'1-3 dell'andata. Chiaro che pesa, ma è chiaro che l'Inter è più forte del Bodo. Stavolta dovrà impedire all'avversario di essere più bravo. Si può fare e la serenità di uno scudetto virtualmente già conquistato può essere di grande aiuto. "Abbiamo passato una settimana di m dopo la Juventus e le polemiche e la sconfitta. Sono orgoglioso di quello che la squadra ha fatto a Lecce", ammette e sottolinea Chivu.
La difficoltà più grande non sembra tanto quella di segnare 3 gol ai vice campioni di Norvegia, che non hanno nella fase difensiva il loro punto di forza, quanto quella di evitare che nel frattempo ne facciano 1 anche loro, che in contropiede sanno essere molto pericolosi. "Sappiamo cosa ci attende", dice Kjetil Knutsen, tecnico del Bodo. "Ma il pressing non può durare tutta la partita, prima o poi ci saranno degli spazi e lì vedremo che cosa succede": il piano gara suona come minaccia. E del resto, nelle 4 trasferte del girone, il Bodo ha vinto una volta (Atletico Madrid), pareggiato 2 (Dortmund e Tottenham) e persa solo una (Galatasaray), in un curioso e ripetuto incrocio di percorso con le squadre italiane.
Come ovvio, stavolta Chivu schiera la squadra migliore possibile. Le rotazioni un'altra volta, magari sabato col Genoa, prima del Como in Coppa Italia. In attacco sarà ancora Esposito a sostituire Lautaro. Poi giocano Dimarco, Zielinski, Luis Henrique, Bisseck, risparmiati all'andata. In panchina si rivede Dumfries dopo oltre 3 mesi e 18 partite saltate. "Non dobbiamo stravolgere nulla delle nostre abitudini, ma soltanto offrire la migliore versione di noi stessi", sottolinea Chivu in una vigilia fatta frizzante dalla domanda di un giornalista norvegese ("sarebbe una vergogna farsi eliminare dalla squadra di una città di 50 mila abitanti?"), cui il tecnico risponde stizzito ("nel calcio non c'è nulla di vergognoso. Bisogna accettare il lavoro dell'avversario, con rispetto, anche se lei non ne ha nei nostri confronti"), prima di tornare indirettamente a parlare un'altra volta del campo di Bodo ("per noi è importante ritrovare l'erba di San Siro") e per questo prendendosi lui la replica velenosa di Knutsen: "Quando hanno perso, quelli del City non hanno neanche nominato il campo, ci hanno solo fatto i complimenti.
Ora siamo noi in trasferta e siamo noi quelli non abituati a questo tipo di prato. Quelli che pensano troppo al freddo e ad altre cose, secondo me non sono furbi". Secco, diretto, senza pluriball diplomatici: se voleva scuotere l'orgoglio nerazzurro, probabilmente c'è riuscito.