La Champions snobba il Var e a Kiev c'è la finale sbagliata

Sviste arbitrali contro Roma e Bayern. Torneo macchiato. E i giallorossi come la Juve vogliono la tecnologia in Europa

La Champions snobba il Var e a Kiev c'è la finale sbagliata

Roma Diciamolo subito: se la Roma non ha raggiunto la finale di Kiev è perché ha concesso troppo al Liverpool nella gara di andata e non certo per l'arbitraggio (insufficiente) di Skomina. Poi gli errori del fischietto sloveno, condannati anche in patria, hanno fatto riesplodere i fumi acri e velenosi di 24 ore prima, quando a Madrid il Bayern si è visto negare un rigore solare che avrebbe potuto cambiare la storia della semifinale con il Real.

Ci sono gli errori dei calciatori (fatale quello di Nainggolan nell'occasione del primo gol del Liverpool che non ha mai fatto coltivare alla Roma speranze di qualificazione), ci sono i fischi mancati o sbagliati dei direttori di gara. Entrambi pesano nell'economia di una partita di così alto livello, quando in palio ci sono gloria, prestigio e soldi. E nella notte dell'Olimpico di sbagli ce ne sono stati tanti, al netto di una Roma cresciuta tantissimo in Europa ma arrivata ai confini delle proprie possibilità e di un Liverpool non certo eccelso in difesa, ma più libero di testa e letale in attacco.

Inevitabile, dopo le semifinali di Champions e altri errori anche nei turni precedenti, far tornare d'attualità il tema del Var da utilizzare anche nella Coppa più importante. Che è il top del calcio iperprofessionistico, lo show business per eccellenza. I fautori dell'ausilio tecnologico sostengono che sta facendo diventare obsoleto tutto ciò che c'era prima, anche se è ampiamente perfezionabile nel protocollo, pure nella versione italiana, la più avanzata in assoluto nella sperimentazione. Al di là delle polemiche sempre presenti e non eliminabili, resta misterioso capire il motivo di questa resistenza ad applicarlo nelle competizioni europee, ora che gli interessi economici crescono a dismisura e un passaggio del turno può riempire le casse di un club.

«Non siamo pronti e mi pare una posizione onesta, in tre mesi non possiamo essere pronti per playoff o gare dei gironi, siamo realisti e concreti», la difesa di Collina, presidente della Commissione Arbitri Fifa e designatore degli arbitri Uefa. E siccome in questo momento, i club italiani sono particolarmente invisi nelle coppe europee (nessuno è scampato all'erroraccio, dal Milan, la Juve o la Roma) è partita la levata di scudi anti-Collina, un tempo punto di riferimento della classe arbitrale di casa nostra.

Andrea Agnelli, dopo Real-Juventus e quel rigore contro assegnato sui titoli di coda dall' «insensibile Oliver», lo ha definito «vanitoso» e «urgentemente da rimuovere perché non in grado di stabilire e mantenere equilibrio e imparzialità», sottolineando come il calcio europeo debba mettersi al passo con i tempi. «Spingeremo perché il Var venga introdotto immediatamente», così il presidente bianconero e dell'Eca. E la Roma ha deciso di allinearsi alla posizione del club di Vinovo dopo gli errori di Skomina. «Il calcio italiano deve alzare la voce, assurdo che il Var non ci sia in una competizione così importante», così il ds Monchi. «Arbitraggio inaccettabile, senza Var si cade nel ridicolo», è andato giù pesante il patron americano Pallotta. E tra i nemici dell'ausilio tecnologico c'è anche un insospettabile come Mourinho: «Segni un gol e non sai se puoi festeggiare, sei felice ma devi comunque aspettare».

Non sembra però più ammissibile questo calcio che corre a due velocità e che non mette d'accordo nemmeno Uefa e Fifa, se si pensa che la Federazione mondiale ha adottato il Var per il prossimo appuntamento iridato in Russia.

Non è la panacea di tutti i mali nè la garanzia di perfezione e di assenza di veleni (l'ultimo Inter-Juventus ne è un chiaro esempio), ma un modo per migliorare gli arbitraggi. E magari il Var avrebbe partorito a sorpresa una finale di Champions Bayern-Roma...

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