Chester, se il Covid diventa caso di confini

Club gallese, stadio "inglese": indagato per aver violato norme sul pubblico

Chester, se il Covid diventa caso di confini

Ogni appassionato di calcio inglese che valga il proprio peso in polistirolo, neanche in metallo pregiato, conosce la bizzarra storia del Chester FC, la squadra di sesta divisione (National League North), erede dal 2010 del Chester City che ha dato al mondo Ian Rush. Squadra il cui Deva Stadium, costruito nel 1992 si trova in una condizione geografica particolare: il campo di gioco e le tribune si trovano infatti in Galles, ma l'ingresso principale, alcuni uffici e il parcheggio sono in Inghilterra.

Normalmente, solo una curiosità aneddotica, ma le restrizioni anti-Covid attuate dal governo locale gallese, che prevedono un tetto di 50 spettatori dal 26 dicembre hanno causato un problema grosso: in occasione delle partite del 28 dicembre e 2 gennaio infatti il Chester ha avuto rispettivamente 2.075 e 2.116 (record di giornata per la sesta serie) spettatori, suscitando le attenzioni della polizia e delle autorità gallesi. Che sostengono l'appartenenza dello stadio, o perlomeno dei posti a sedere, al loro territorio, nonostante appunto l'indirizzo del club sia inglese e inglesi siano le forze dell'ordine che garantiscono il rispetto delle norme nei giorni delle partite.

La questione, su cui è intervenuto con toni concilianti anche il primo ministro gallese Mark Drakeford, latinista che certamente apprezza l'origine romana (79 dC) di Chester e il nome dello stadio, derivante da diva, dovrebbe trovare una soluzione nei prossimi giorni, ma al momento le autorità hanno diffidato il Chester dall'ammettere più di 50 spettatori. Situazione che metterebbe in difficoltà economica il club, che potrebbe però decidere di mostrare la partita su uno schermo gigante nel parcheggio, in terra inglese, ma gli spettatori dovrebbero prendere precauzioni, perché le toilette sarebbero nella zona gallese...

Curioso come in una situazione opposta siano i New Saints, squadra del massimo campionato del Galles che ha però lo stadio appena al di là del confine, in Inghilterra, mentre più a nord il Berwick Rangers, storico club inglese, gioca nella quinta divisione scozzese ma ha ovviamente lo stadio nella città di Berwick-upon-Tweed, quattro chilometri a sud del confine: nel suo caso, però, il limite è di 500 spettatori e diciamo che, eufemisticamente, sono pochi quelli che restano fuori. E a proposito di confini e limiti, fa discutere la proposta del ministro inglese della cultura (con delega allo sport), Nadine Dorries, di reintrodurre la quarantena di dieci giorni ai calciatori non vaccinati di ritorno dall'estero (dunque anche da una trasferta di coppa).

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