Coronavirus, Prandelli: ''Così si è scatenato il focolaio ad Orzinuovi...''

Il tecnico bresciano racconta: ''Forse si è sviluppato al bocciodromo o al mercato del fieno, di sicuro c'erano persone di Lodi...''

Coronavirus, Prandelli: ''Così si è scatenato il focolaio ad Orzinuovi...''

''E' bastata una partita di bocce con un paese del lodigiano per scatenare un focolaio'' Cesare Prandelli non nasconde la sua preoccupazione per Orzinuovi, il suo paese d'origine, uno dei più colpiti dal Coronavirus.

Il pensiero è sempre lì ad Orzinuovi e alla sue gente. Dopo le prime confessioni, Cesare Prandelli torna a parlare in un'intervista al Corriere della Sera del dramma che sta colpendo la Lombardia e i suoi familiari:''Ci parliamo attraverso le videochat su WhatsApp. Un' idea di mio cognato per sentire meno la lontananza, in un momento in cui bisogna stare in casa. All'inizio sembrava un bollettino di guerra. Una situazione difficile da accettare. Sono preoccupato per i miei figli, per le persone a cui voglio bene, per la mia piccola comunità. Ho tanti pensieri in testa''.

Fin dall’inizio dell’epidemia la cittadina della bassa bresciana registra un numero di contagi spaventoso, il più alto della provincia: 112 infettati e 21 morti, su un totale di 12mila abitanti come racconta il tecnico bresciano: ''Ho perso due amici carissimi, tifosi della Fiorentina, uno di 80 anni e l'altro di 64. È terribile sapere che la gente muore da sola in ospedale, senza il conforto di un familiare, senza una carezza. E che non possiamo onorarla con un funerale. Ci sono molte teorie e qualche leggenda. Forse si è sviluppato al bocciodromo o al mercato del fieno, di sicuro c'erano persone di Lodi che inconsapevolmente possono aver iniziato il contagio''.

Un'esperienza che inevitabilmente cambierà le nostre vite: ''Credo che quando l'emergenza ci darà tregua dovremo ricominciare in maniera diversa e ridisegnare la nostra vita. La mia generazione non ha mai vissuto momenti così drammatici. Dopo Chernobyl ci dicevano di stare in casa, ma era durato solo pochi giorni. Ora è differente. Quando siamo scossi da un evento traumatico ci promettiamo di cambiare, salvo tornare subito nel solito frullatore. Adesso dovremo vivere due o tre mesi quasi isolati, recuperando valori che prima erano travolti dai ritmi frenetici della nostra vita''.

Sarà dunque necessario ripartire con lo spirito giusto, una volta che passerà questo periodo terribile: ''Cambierà le nostre priorità. Troveremo il tempo per le piccole cose. Serve fare un passo indietro. Magari apprezzeremo un bell'aperitivo con gli amici che ora diamo per scontato. Fatichiamo ad accettare le regole, ma quando siamo responsabilizzati diamo il meglio, andando oltre le solite liti politiche. Spero che possiamo essere un esempio per gli altri Paesi della Comunità europea. Sorrido di fronte a chi dice che facciamo dei sacrifici a stare in casa. I sacrifici li fa chi lavora 24 ore al giorno per salvare delle vite''.

La chiusura sul mondo del calcio, reo di aver compreso troppo tardi la gravità della situazione: ''Non era una decisione facile da prendere. Forse qualcuno ha pensato di poter gestire una situazione diventata ingestibile....''

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