Corsa contro il virus: così la Formula Uno rischia di restare ai box

I padroni del Circus di Liberty Media e lo spettro della crisi. Le tv pagano solo per 15 Gp disputati

Anche la Formula 1, lo sport più veloce e ricco del mondo rischia di andare in rosso. Non quello della Ferrari, ma quello dei bilanci. Lo stop obbligato dei motori non rischia di mettere in crisi soltanto i team più deboli, ma anche Liberty Media che è la proprietaria del business. Lo ha rivelato con grande tempismo JP Morgan che alla vigilia dell'annullamento del Gran premio d'Australia ha fatto sapere che rinviando o perdendo troppe gare Liberty potrebbe non riuscire a onorare il debito da 2,9 miliardi di dollari comprato insieme a tutto il pacchetto Formula 1 da Cvc nel 2017, un prestito che comporta un pagamento mensile di 10,4 milioni di dollari di interessi. I bilanci raccontano che la Formula 1 ha liquidità per 402 milioni di dollari, ma Wall Street sottolinea che le azioni di Liberty Media negli ultimi due mesi sono crollate del 49,4%.

Motori fermi significa mancati incassi da organizzatori, biglietti, sponsor, tenendo conto che la Formula 1 incassa 762,8 milioni di dollari dai diritti tv e qui si capisce la necessità di garantire un campionato con almeno 15 gare. Perché se è vero che il regolamento sportivo indica in 8 il numero minimo di gare da disputare perché un Mondiale sia valido, la Formula 1 nei contratti televisivi ha alzato quel numero minimo a 15. Se il Mondiale non riuscisse a mettere in calendario almeno 15 gran premi, i contratti con le televisioni andrebbero rivisti. Con la partenza a luglio e l'allungamento del campionato a dicembre un Mondiale su 15 gare sarebbe ancora ipotizzabile, ma come ha spiegato Mattia Binotto nei giorni scorsi non è da escludere uno sforamento nei primi mesi del 2021 e soprattutto una riduzione dei weekend di gara da tre a due giorni con un sabato più ricco tra prove libere e qualifiche.

La Formula 1 ha già cominciato a risparmiare rinviando l'introduzione delle regole 2021 alla stagione successiva. Una mossa inevitabile anche se potrebbe prolungare il dominio della Mercedes. Due, tre team non avrebbero mai potuto permettersi di seguire il progetto 2020 e nello stesso tempo sviluppare quello rivoluzionario 2021. Senza contare che anche i grandi team rischiano di risentire della crisi inevitabile in cui cadranno le case automobilistiche che da settimane hanno fermato le produzioni (e le vendite ovviamente). In tutto questo panorama per ora gli unici a non aver perso un centesimo sono i piloti (in Formula 1 non ce ne sono più ingaggiati a gettone). È inevitabile che prima o poi anche loro si sentano recapitare la richiesta già arrivata ai calciatori di tagliarsi gli ingaggi. O, come minimo, vedranno una riduzione degli ingaggi con i prossimi contratti visto che fino ad ora in pochi (3 su 20) hanno già un accordo che vada oltre il 2020.

Intanto la Formula 1 può mostrare un'altra faccia. Quella dei team (in Italia Ferrari, ma anche Dallara) che collaborano con le aziende alle prese con la fabbricazione dei respiratori. Menti e apparecchiature da Formula 1 possono servire anche a questo. Almeno una buona notizia.

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