Cortocircuito. Nazionali tra pandemia e infortuni. E Mancini ha il Covid

I club al braccio di ferro, in Germania già dicono no. Inter, Napoli e Juve riflettono. Caso Lukaku

Le nazionali incombono e il malumore tra i club di tutta Europa serpeggia da tempo. Anzi, qualcuno è già passato ai fatti. Due club di Bundesliga, Werder Brema e Arminia Bielefeld, non lasceranno partire i loro giocatori per gli impegni con le rispettive selezioni poiché al ritorno dovrebbero trascorrere un periodo di quarantena preventiva: a permetterlo è una clausola Fifa, proprio per i casi in cui siano previsti al rientro isolamenti obbligatori imposti dalle autorità locali. Aperto il fronte, si rischiano caos e situazioni fantozziane, come quella del portiere Jiri Pavlenka, che lo stesso Werder concederà alla Repubblica Ceca solo perché dovrà giocare a Lipsia (in amichevole contro la Germania), negandogli invece le altre partite fuori dai confini nazionali.

Come accaduto per la finestra di ottobre il dibattito è infuocato, con l'aggravante che a un mese di distanza la pandemia fa ancora più paura e bisogna provare a creare nuove precarie bolle in giro per il mondo, a volte prendendo anche voli transoceanici. Per l'Italia non ci sarà il c.t. Roberto Mancini, risultato positivo (asintomatico e in isolamento) e costretto a cedere il posto al suo vice, Alberico Evani, per l'amichevole contro l'Estonia e la sfida di Nations contro la Polonia. L'allenatore, tempo fa finito nella bufera per una vignetta sul virus pubblicata sui social, potrebbe tornare arruolabile per quella contro la Bosnia del 18 novembre. A proposito di Bosnia, è di ieri la positività anche di Edin Dzeko, impossibilitato così a rispondere alla chiamata della sua selezione.

Un tempo a far paura erano gli infortuni, adesso c'è il virus a tenere tutti in scacco e l'a.d. dell'Inter, Beppe Marotta, ha fatto suonare il campanello d'allarme: «Serve grande cautela, bisogna limitare le partite delle nazionali e mi sembra giusto che le Federazioni rispondano alle nostre esigenze». Da Napoli il d.s. Giuntoli ha sottoscritto: «Adesso è inopportuno mandare in giro i nostri calciatori, devono rimanere tranquilli e isolati». Appena un mese fa il nostro campionato finiva nel pallone con la partita fantasma tra Juve e Napoli, dettata dalla decisione dell'Asl di bloccare i partenopei, ma anche con la fuga di sette giocatori bianconeri dall'isolamento fiduciario per raggiungere le rispettive Nazionali. Tra questi pure Ronaldo, poi contagiatosi proprio con il Portogallo e costretto a saltare Crotone, Verona, Dinamo Kiev e Barcellona. Ora si riflette.

Domani, al termine della settima giornata di serie A, anche tanti sudamericani voleranno dall'altra parte del mondo per le qualificazioni al Mondiale 2022. Ieri l'Argentina tra gli altri ha chiamato i vari Dybala, Correa, Lautaro, De Paul e il Papu Gomez, ma il paradosso arriva dal Belgio perché Romelu Lukaku è in dubbio per la sfida tra Inter e Atalanta, si è allenato ancora in differenziato eppure il c.t. belga Martinez lo ha assoldato per i prossimi impegni. Di tutto e di più, il caos a tutte le latitudini. Con buona pace del virus.

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