Il Covid infetta anche Ibra. E lui lo minaccia: "Pessima idea sfidarmi"

Ma i rossoneri ora sono nei guai senza il loro leader. Maldini: "Forse in sette giorni rientra"

Il Covid ha colpito duro. Ha fermato il gigante svedese Zlatan Ibrahimovic che dal 20 giugno sta trascinando il Milan verso una nuova rinascita. I suoi recenti squilli (2 gol in Europa league, altri 2 sulla schiena del Bologna) avevano aperto il cuore di moltissimi fan alla speranza di una stagione colma di soddisfazione. L'annuncio del club è arrivato con una nota secca nel primo pomeriggio, a poche ore dalla sfida di Europa league con i norvegesi del Bodo/Glimt. Positivo al Covid-19, asintomatico, Ibra si è subito sottoposto alla quarantena domiciliare, nel suo appartamento in zona Garibaldi-Repubblica. «Tutti gli altri componenti della rosa - ha aggiunto il comunicato milanista - sono risultati negativi». È stato un parziale sospiro di sollievo dopo l'allarme scattato per l'esito positivo del tampone effettuato su Duarte, il difensore brasiliano dal discutibile talento arrivato durante il calcio-mercato dell'estate 2019. «Non poteva provocare un autogol peggiore» il commento acido registrato sui social. Ibra, secondo tradizione e carattere poco incline alla resa o depressione, non si è scomposto. Agli amici che gli hanno spedito messaggi d'incoraggiamento, ha replicato ricorrendo anche all'ironia. Prendete lo scambio con Adriano Galliani, l'ex ad rossonero che ha provato a portarlo anche a Monza. «Zlatan è un leone, speriamo tutti che torni presto. Al mio sms ha risposto mandandomi una foto con una sequenza di bottiglie di birra Corona!» ha raccontato.

Ecco il primo risultato: l'umore è quello di sempre. Trasmesso pubblicamente con un post su twitter che è un manifesto del suo temperamento guerriero. Ha scritto Ibra: «Ero risultato negativo ieri (mercoledì pomeriggio, ndr) al Covid ma positivo oggi. Non ho alcun sintomo. Il Covid ha avuto il coraggio di sfidarmi. Pessima idea». Al di là di questo duello rusticano, per il Milan e per lo stesso Ibra, è cominciato un giorno molto complicato. Perché la società ha subito informato l'Uefa e la comitiva norvegese della novità: entrambi hanno dato via libera alla disputa del match. È partita anche la comunicazione verso l'Ats di competenza. Il club non si è fatto trovare impreparato all'evento. Scoperto il contagio di Duarte, ha organizzato allenamenti individuali e spedito a casa i giocatori cancellando il ritiro prima dell'impegno di ieri sera.

A questo punto si è aperto una sorta di dibattito pubblico sulle modalità per il ritorno di Ibra all'attività. Ufficialmente Ibra dovrà stare a casa 14 giorni, sotto sotto si spera invece che in assenza di sintomi e in presenza di un paio di tamponi ravvicinati negativi, possa anticipare il ritorno a Milanello. Lo stesso dt Maldini l'ha sottolineato, «potrebbe essere pronto fra una settimana...». Al momento, sul piano teorico, dovrebbe saltare dopo quella di ieri sera in Europa league anche la prossima, domenica pomeriggio, a Crotone, quindi la terza di campionato con lo Spezia e preparare il rientro per il derby il 17 ottobre. Nel frattempo, Pioli e Maldini, sono finiti nei guai perché Rebic è squalificato in Europa e potrà giocare a Crotone, Leao - reduce anche lui dalla quarantena - sta faticosamente recuperando la condizione fisica mentre Paqueta, il brasiliano, è finito nuovamente fuori dall'elenco dei convocati. Evidente lo scopo in quest'ultimo caso: convincerlo ad accettare l'idea di traslocare da Milano accettando l'interesse del Lione, sempre che la cifra offerta dai francesi sia in traiettoria con le esigenze del bilancio milanista (25 milioni eviterebbero una minus valenza).

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