Covid, sport in ostaggio. In Premier è polemica, negli Usa niente pause

In Inghilterra giocatori e tecnici sulle barricate. Nba e Nhl decidono di convivere con il virus

Covid, sport in ostaggio. In Premier è polemica, negli Usa niente pause

Ti distrai un attimo e in quella frazione di secondo qualcosa nel mondo, nel mondo dello sport, è cambiato. Noto quanto avvenuto per Udinese-Salernitana, oggi la Serie B potrebbe annunciare la sospensione del campionato, per via dell'aumento dei contagi da covid, e nel resto del panorama sportivo non è che le cose siano molto migliori. In Scozia, dal 26 dicembre - Boxing Day, tradizionale giorno di grandi incassi negli stadi - capienza ridotta a 500 spettatori, colpiti anche i grandi derby di Glasgow del 2 gennaio e di Edinburgo del 3.

Mentre la Premier League presto dovrà decidere: una riduzione dell'assurdo carico di incontri lo chiede anche Jordan Henderson, capitano del Liverpool e voce sempre molto influente. Come noto, siamo nel periodo di maggiore frequenza di partite (ieri sera proprio il Liverpool era impegnato nei quarti di finale di Coppa di Lega) e Henderson ha sottolineato come sia a rischio l'incolumità dei giocatori già a prescindere dai contagi, 90, che nello scorso fine settimana hanno fatto rinviare sei gare su dieci.

Alle perplessità di Henderson e colleghi si sono aggiunte quelle di allenatori come Mikel Arteta, dell'Arsenal, che ha detto «Il calcio ha due protagonisti: i calciatori e gli spettatori. Senza i primi non si può fare nulla, e non possiamo compromettere la loro salute».

Negli USA, se la Nhl ha fermato tutto con due giorni di anticipo, sospendendo il campionato da ieri a domenica, le due leghe principali, Nfl ed Nba, hanno scelto una strada più coraggiosa: la Nfl ha solo spostato di tre giorni alcune partite dell'ultimo turno, cedendo alle richieste dei giocatori che volevano salvare 1/17 dello stipendio (versato in appunto 17 rate, tante quante le gare di regular season), e ha deciso che d'ora in poi verranno sottoposti a tampone solo i vaccinati con sintomi mentre resta l'obbligo del test quotidiano per i non vaccinati, la Nba invece ha concesso alle squadre di mettere sotto contratto giocatori in più rispetto alle regole e accorciare il periodo di isolamento di quelli positivi o sospetti, anche perché all'ultimo conteggio erano 100 esatti quelli passati nel protocollo covid, cioé tenuti temporaneamente fuori, nel mese di dicembre.

Il messaggio

di Nba ed Nfl è chiaro ed esplicito, ed è anche forse il meno isterico di tutti: se la variante Omicron si conferma poco pericolosa è il momento di conviverci, con il covid, non di pensare utopisticamente di sconfiggerlo.

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