Anticipa ancora tutti, anticipa anche la passerella finale di questa sera a Roma. Si prende l'applauso più bello, quello del Friuli Venezia Giulia. Una montagna di passione sulla montagna: non per un caso, ma per amore.
Anticipa ancora tutti Jonas Vingegaard, per prendersi l'applauso finale, per il quinto acuto che è nuovamente assolo. Una vittoria sulle strade di Pantani, un volo d'airone che onora la montagna di gente che l'aspetta in Friuli. Quinto successo di tappa, per l'ingresso ufficiale nel club esclusivo di chi ha conquistato tutti e tre i Grandi Giri: con lui diventano otto (Anquetil, Gimondi, Merckx, Hinault, Contador, Nibali e Froome quelli che l'hanno preceduto), cosa non riuscita ancora al sommo rivale Pogacar, che lo attende in Francia per una sfida che si preannuncia spaziale, tra poche settimane.
Lui fa corsa a sé, anche a Piancavallo. Riesce nell'impresa tutt'altro che semplice di imprimere una supremazia schiacciante senza schiacciare mai davvero a fondo. Si gode tutto, con assoluta calma, Jonas Vingegaard. Saluta la compagnia di Giro e se ne va quando al traguardo mancano 11 km. Prende il volo e si prende l'affetto di un popolo che sa di cosa si sta parlando e capisce di cosa sfili davanti ai propri occhi. Lui, Jonas, lo percepisce chiaramente e si mette in modalità ascolto: "Sì, volevo respirare il più possibile questo clima meraviglioso, il calore della gente. Aver la maglia rosa a Roma è speciale", il messaggio del padrone rosa.
Dal quarto arrivo in fotocopia (Vingegaard solitario, poi Gall e Hindley) esce il podio che ci si aspettava. Se è per questo aspettiamo anche gli italiani: è il primo Giro senza uno dei nostri nei primi sette.
Il migliore è Davide Piganzoli (8°), poi Caruso (9°), al suo ultimo Giro, felice per la maglia bianca di miglior giovane di Eulalio, suo giovane compagno. Se è per questo, noi italiani, portiamo a Roma la maglia degli scalatori grazie a Ciccone, che gode della libertà di Vingo. Insomma, non proprio un cannibale, ma quasi un Babbo Natale.