Una Dea in campo per fare le carte scudetto alla Lazio che sogna

Per Inzaghi & C., con la Juve che ha allungato, lo scoglio Atalanta vale già come un verdetto

Ripartire dopo 116 giorni e affrontare l'avversario più difficile (rivali della Juve a parte) nella maratona di fine stagione. «Nessuno sa cosa ci aspetta, ma voglio giocatori affamati», il grido di battaglia del tecnico della Lazio Simone Inzaghi. Che prima dello stop vantava una serie di ventuno gare senza sconfitte, di cui 17 vinte, un ruolino addirittura superiore a venti anni fa, quando arrivò il secondo scudetto della storia. Chissà se sarà la Dea, molto prima della fatidica mezzanotte, a rompere l'incantesimo della Principessa Lazio. L'Atalanta - con Ilicic ancora in dubbio, pronto Malinovskyi - è il rivale migliore per appurare lo stato di salute dei biancocelesti, la cui infermeria si è però già affollata durante il lockdown e la ripresa degli allenamenti (Lulic, Leiva, Luiz Felipe e Marusic gli elementi ai box). Ergo, in casa Lazio non tutti i cinque cambi ora consentiti sono all'altezza dei titolari.

Il poker con il quale gli orobici hanno riaperto lo stadio di Bergamo, dato continuità ai bei risultati dell'anno e regalato un sorriso alla città duramente colpita dal Covid, non sembra aver spaventato Inzaghi. Che non batte l'Atalanta fuori casa dal 21 agosto 2016, di fatto il suo vero debutto sulla panchina della Lazio (quando arrivò nell'aprile precedente aveva sostituito Pioli), che ha sconfitto i bergamaschi nella finale di Coppa Italia dell'anno scorso e che all'andata - era il 19 ottobre 2019 - fu capace di rimontare uno 0-3 pareggiando poi la sfida, preludio di quel filotto di 11 vittorie consecutive, primo segnale di una possibile annata da sogno.

«Avremo un banco di prova difficile, ma vogliamo ripartire e riproporci con lo stesso spirito che ci ha portati tanto in alto in classifica», così Inzaghi. È il percorso suo e del collega Gasperini, che stasera lascerà il posto al vice Gritti. Sono infatti partiti insieme e sono stati mesi, prima della pandemia, bellissimi per le soddisfazioni raccolte sul campo. Tanto che stasera saranno di fronte la miglior difesa e l'attacco più prolifico (come media gol solo il Grande Torino nel 1948 e il Milan del 1950 hanno fatto meglio degli orobici) della serie A.

Ma se i bergamaschi hanno già fatto il salto di qualità - sono vicinissimi a una nuova qualificazione Champions e ancora in corsa per quella attuale -, la Lazio attende al traguardo dei suoi 100 anni di vita la definitiva consacrazione. Che dopo i tanti trofei (cinque negli ultimi 11 anni) passa dalla vittoria di un titolo mai così vicino. La Juve ha riallungato le distanze battendo il Bologna, la squadra biancoceleste è chiamata subito a rispondere. Magari con i gol dell'Immobile supercorteggiato dal Newcastle (è a 27, va a caccia del record di Higuain di 36 e della Scarpa d'Oro da contendere a Lewandowski che sta concludendo la Bundesliga) o quelli di Correa, scelto come partner del bomber laziale: due le sue reti, pesanti, all'Atalanta.

Ma i biancocelesti non potranno mostrare il vestito buono e dovranno togliersi subito un po' di ruggine accumulata nella lunga sosta. Il supporto dei tremila tifosi accorsi ieri a Formello è il modo migliore per iniziare a ricaricare le batterie. Il resto, come sempre, lo dirà il campo.

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