Milan a effetto azzurro: Bonaventura e Faraone

I due esterni hanno dato prove confortanti in Nazionale. Recuperano Alex e Muntari, Montolivo torna in panchina. Berlusconi a Milanello per dare la carica ai suoi ragazzi

Non è derby se non c'è Silvio Berlusconi. Non è venerdì di campionato senza l'arrivo del presidente, puntuale nella visita al collegio rossonero che sta diventando una sorta di tradizione non scritta. Reclamata a viva voce dagli stessi Galliani e Inzaghi che riferiscono anche sulle condizioni dell'ex premier: «È molto sollevato», «sta molto meglio con gli occhi». È seguito come un'ombra silenziosa dal dottor Alberto Zangrillo, futuro presidente scientifico di MilanLab. La dimostrazione plastica della ritrovata forma presidenziale arriva anche dalle foto scattate a Milanello: via quegli enormi occhialoni scuri, forse anche per assenza di sole, passeggiata fianco a fianco con Pippo per essere aggiornato sulle ultimissime, il recupero degli infortunati, la rinuncia a qualche eccellente pedina dello scacchiere. L'arrivo di Berlusconi (non ancora decisa la sua presenza in tribuna domenica sera) è il trampolino di lancio per preparare al meglio il derby che sembra ribaltato dalla presenza di Mancini in panchina al posto di Mazzarri, alle prese con le sue strampalate teorie sul complotto. «Il presidente ha molto parlato, stimolato, incoraggiato» è il resoconto puntuale dei pochi testimoni della scena, per una volta, in omaggio al derby, anche il cameraman di milan-channel viene allontanato appena Berlusconi parla ai rossoneri, nello spogliatoio del centro, soffermandosi con Diego Lopez ed Essien, due debuttanti della sfida, scherzando con Menez che ne deve scoprire ancora le suggestioni. Aspettando il derby, snodo delicatissimo dell'attuale fase di lenta ricostruzione, meglio evitare una sola frase mal interpretata. Di interviste, neanche a parlarne. Parlano i colloqui privati, i consigli sussurrati, le emozioni recuperate di un passato ricco di gloria e di dolorose sconfitte.

E allora la cosa migliore è fidarsi degli ultimi test di qualche rossonero, reduce da prove confortanti in azzurro. Per esempio El Shaarawy che con la Croazia incarnò lo spirito orgoglioso dell'Italia modesta e maltrattata di Antonio Conte; per esempio Bonaventura che con l'Albania a Genova ha dato dignità a quel finale intraprendente premiato dal golletto di Okaka. Non a caso, e forse anche grazie a quelle due perfomances, i due azzurri rientrati a Milanello, sono destinati a diventare due pedine del derby di domenica sera. Galliani è lì, sui prati di Milanello, con gli occhi spalancati a controllare ogni scatto dei due, a prendere nota di ogni spunto nella speranza che il lavoro di rifinitura fissato per oggi, non procuri contrattempi. Perché i recuperi di Alex e Muntari sono da considerare acquisiti e possono garantire la guida difensiva oltre che un briciolo di forza fisica a centrocampo mentre il ritorno di Montolivo, in panchina, è da intendersi come una sorta di spot promozionale per il 2015. La resa di Abate e De Jong non deve meravigliare e fa parte di un calcolo approvato all'unanimità da preparatori, tecnici e medici: meglio tenerli fuori per una partita e recuperarli nella successiva striscia, impegnativa, molto impegnativa (Udinese in casa, Genoa fuori, Napoli a San Siro e Roma all'Olimpico prima della sosta natalizia) che possono scolpire la cifra tecnica del Milan e la sua possibile classifica. Le scelte più importanti maturate sono due e sono anche le più strategiche: tocca ad Essien indossare la corazza di De Jong, come fece già a Verona, tocca a Rami piantonare il valico di destra per dare allo schieramento il disegno inedito del 4-4-1-1, Torres e Menez davanti, in fila indiana.