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È il derby delle "convocazioni" in curva

Niente "gogna pubblica", solo chiarimento. Per rimotivare la squadra

È il derby delle "convocazioni" in curva

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Stessa scena. Stesso stadio. Ovviamente stessa curva. La Spezia, dieci marzo 2023. La Spezia, tredici maggio 2023. In due mesi lo stadio Picco, nel nome il sinistro presagio di un teatro che meglio rappresenta le difficoltà incontrate dalle milanesi in campionato. Così alla vigilia dell'euroderby, va in scena anche la stracittadina della chiamata a rapporto.

L'Inter cade quando la primavera non è ancora arrivata, un due a uno alla vigilia della trasferta di Oporto decisiva per il passaggio ai quarti di Champions. La curva non ci sta, la squadra viene chiamata a rapporto. Nei video in prima fila si vedono Dimarco e Lukaku, sullo sfondo l'allenatore saluta e sembra avvicinarsi. La richiesta colorita ai giocatori è quella di tirare fuori gli attributi: funzionerà in Europa, mentre per il campionato servirà aspettare ancora un mese quando inizierà la primavera di Simone Inzaghi.

Sabato è toccato al Milan: un due a zero senza appello fissato in quell'istantanea: la squadra e Pioli schierati davanti alla curva ad ascoltare il capo ultrà. Poi i cori di incitamento. C'è chi parla di gogna pubblica, di legittimazione degli ultras, di stortura del modello sportivo come l'onorevole del Pd ed ex ct della pallavolo Mauro Berruto.

Quelle immagini diventano spunto di riflessione e la Procura federale decide di approfondire. Perché è sottile la differenza tra gogna pubblica e confronto, umiliazione e contestazione. Su spinta di Carlo Tavecchio fu introdotta nel 2015 nel codice di giustizia sportiva (numero 8 dell'articolo 12) la cosiddetta norma anti-gogna, che però fa fatica a trovare applicazione. In questa stagione ha fatto clamore l'episodio di Pro Sesto-Piacenza con i tifosi ospiti che dopo la sconfitta, secondo il referto, sottoposero a «ripetute manifestazioni intimidatorie», i giocatori. Per quell'episodio tre mesi dopo venne squalificato il capitano e inibiti dirigente e presidente perché non evitarono che la squadra rispondesse a quanto ordinato dai sostenitori. Precedente che nel racconto dei protagonisti nulla ha a che fare con quanto successo sabato sera al Picco: nessuna minaccia, nessuna intimidazione. Pioli ha detto: «Ci hanno spronato».

Nel 2015 il Viminale disse «mai più» a scene del genere dopo che la Roma fu «processata» sotto la curva dopo il ko in Europa League contro la Fiorentina. Episodio diverso alla Juventus pluricampione d'Italia, nel 2018 dopo la sconfitta con il Napoli in piena volata scudetto. Allora i giocatori bianconeri furono chiamati a confronto fuori da Vinovo alla vigilia della trasferta in casa dell'Inter. Poi arrivò il trionfo. E la contestazione di colpo si trasformò in esaltazione. Allora era la vigilia del derby d'Italia, adesso dell'Euroderby.

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