Il primato dell'Inter spiegato in 3 modi. Il sinistro di Dimarco, i gol di Lautaro, la stagione di Akanji. Col suo mancino, quest'anno baciato dall'arte, Dimarco fa quello che vuole. Già 6 gol (più 1 in Champions) e 15 assist, molti da calci d'angolo che spesso sono traiettorie telecomandate su testa e piedi amici, irrintracciabili dai radar avversari. Poi però Dimarco fa cilecca nel derby, che errore quel tiro, e l'Inter il derby lo perde. C'è anche Gattuso a credere in quel piede, non solo Chivu. I playoff mondiali si avvicinano e l'Italia ha bisogno del Dimarco migliore.
Poi c'è Lautaro. Ti accorgi di quanto sia importante per l'Inter più quando manca di quando gioca. Capocannoniere del campionato, che però da 2 anni non segna negli scontri diretti e infatti l'Inter non li vince. Con i gol che ha segnato, però, l'Inter ha vinto tante partite sporche, aperto difese sbarrate, ché poi alla fine vincere con l'ultima in classifica frutta 3 punti come vincere il derby. E oltre ai gol, c'è molto altro ed è proprio quello che manca quando il Toro non c'è: il suo modo di stare in campo, di trascinare la squadra, di infastidire gli avversari, di arrivare dove non sembra possibile o almeno di provarci. Al suo fianco hanno fatto grandi stagioni Lukaku e Dzeko, Thuram e adesso Esposito, che senza la sua ala protettrice, nel derby è sembrato un po' meno gigante e un po' più bambino.
Basterebbero infine le statistiche per concedere ad Akanji un posto sul podio degli insostituibili di Chivu, perché nessuno nell'Inter ha giocato quanto lui fra
i calciatori di movimento (2.907 minuti, secondo solo a Sommer). Indifferentemente difensore destro o regista centrale, all'occorrenza mediano. Un acquisto davvero azzeccato, un regalo del bulimico City. Chivu ringrazia.