Elis Lundholm ha scritto una pagina inedita della storia olimpica. La sciatrice freestyle svedese ieri a Livigno è diventata la prima atleta apertamente transgender a prendere parte alle Olimpiadi invernali, aprendo un nuovo capitolo nel dibattito che da anni accompagna lo sport internazionale. Ventitré anni, specialista delle gobbe, Lundholm si identifica come uomo, pur essendo biologicamente donna, e ha gareggiato nelle qualificazioni femminili, chiudendo all'ultimo posto dopo un errore che le è costato l'accesso diretto alla finale. La competizione, tuttavia, non è finita. Mercoledì l'atleta sarà chiamata a disputare un secondo turno di qualificazione: solo le prime dieci hanno infatti ottenuto il pass automatico per la finale.
La presenza di Lundholm è stata resa possibile dall'applicazione delle attuali normative olimpiche. Non avendo intrapreso un percorso chirurgico di riaffermazione di genere né modificato legalmente la propria identità, la sciatrice è stata inserita nella squadra femminile dal Comitato Olimpico svedese, in linea con i regolamenti vigenti. Un uomo transgender è una persona con identità di genere maschile a cui è stato assegnato il sesso femminile alla nascita. La distinzione, spesso al centro di discussioni pubbliche, è tornata sotto i riflettori con l'avvio dei Giochi, riportando l'attenzione su un tema che non è nuovo alle Olimpiadi.
Già a Parigi 2024 si era acceso il confronto attorno alle pugili Imane Khelif, algerina, e Lin Yu-ting, taiwanese. In quel caso, però, non si trattava di atlete transgender. Entrambe nate di sesso femminile e sempre registrate come donne, erano finite al centro di polemiche per un presunto mancato superamento di non meglio precisati "test di genere" ai Mondiali 2023, con riferimenti a cromosomi XY mai supportati da documentazione medica pubblica.
Il Comitato Olimpico Internazionale era intervenuto difendendo le due pugili, definendo "arbitrari" i test dell'IBA, federazione non più riconosciuta dal CIO, e confermando la piena idoneità delle atlete a gareggiare. Un altro esempio di Parigi 2024 è quello della mezzofondista statunitense Nikki Hiltz, nata donna e prima atleta dichiaratamente trans e non binaria a partecipare ai Giochi, simbolo della comunità Lgbtq+.