Coronavirus

"Le donne nel pallone vi sorprenderanno"

La n°1 del movimento femminile: "Rapido ritorno in campo per evitare danni"

"Le donne nel pallone vi sorprenderanno"

Un'estate fa, tutti gli occhi su di loro. Le ragazze del calcio protagoniste ai Mondiali hanno fatto innamorare gli italiani e dimostrato che no, il calcio non è solo degli uomini. Oggi, per colpa del maledetto virus che ha sconvolto la vita e lo sport, il calcio femminile rischia di tornare nel dimenticatoio. «Auspicando un rapido ritorno in campo non ci saranno danni permanenti. Eravamo un movimento in ascesa e torneremo a crescere», assicura Ludovica Mantovani, dallo scorso settembre presidente della divisione calcio femminile della Figc.

Primo passo per il rilancio, il ritorno in campo anche vostro.

«Stiamo lavorando ad un protocollo ad hoc, il che non significa diverso dal punto di vista della sicurezza ma adattiamo ai nostri bisogni le linee sanitarie in vigore per i club maschili. Verrà redatto, valutato dal cts e poi sottoposto al ministro, esattamente come quello maschile».

Intanto, dal clamore al silenzio.

«Manca il campo ma stiamo lavorando a un programma di sviluppo che parte dalle bambine e arriva alla serie A. L'interesse è molto, sta a noi reinventarci e promuovere iniziative. Siamo certi che gli sforzi serviranno».

Se anche le donne ripartiranno, lo faranno ancora da dilettanti.

«Non si può passare da dilettanti a professionisti senza rispettare dei tempi logici. Abbiamo un programma triennale, un processo che ci permetterebbe di avere aiuti dal parte del governo che si è detto favorevole. Serve un planning economico-finanziario graduale per essere sostenibile per i club e portare tutele, diritti e garanzie alle atlete. Se il calcio diventa un lavoro deve essere sostenibile anche per chi paga lo stipendio. Tocca al presidente Gravina e al ministro Spadafora trovare la soluzione ideale».

Lei è un'eccezione, le donne ai vertici del calcio restano poche.

«Credo che ai vertici si debba arrivare per meriti. Se non avessi capacità e curriculum per aiutare il movimento lascerei senza problemi il mio ruolo, naturalmente anche a un uomo».

Per lei tanti anni di esperienza nel calcio tra organizzazione di tornei giovanili e marketing. Niente quote rosa quindi?

«Dobbiamo arrivare alla parità di genere. Le quote rosa sono servite ma non devono diventare un alibi. Contano merito e capacità».

Mai sentita discriminata nel calcio maschilista?

«No. Ho sempre vissuto nel mondo del calcio, mio padre è diventato presidente della Sampdoria quando avevo 9 anni. Sono stata anche fortunata perché lui mi ha dato tutti gli strumenti per non sentirmi discriminata».

Eredità importante quella di papà Paolo Mantovani, uno dei dirigenti calcistici più amati di sempre. Cosa vuole portare di suo nel calcio di oggi?

«Il rispetto e il valore della parola data. Al di là del business, che è fondamentale, per noi anche una stretta di mano ha valore. Mi auguro di potere tramandare questi valori e l'essere donna può essere un'arma ulteriore per portare un po' di grazia».

Il suo obiettivo?

«Far sì che le bambine e le prossime generazioni non debbano lottare per avere quello che gli spetta».

Pronta per la presidenza Figc?

«Ho l'opportunità di poter costruire qualcosa senza avere quel peso politico. Mi fa troppo piacere essere dove sono, credo di essere al posto giusto nel momento giusto e non ambisco ad altro».

Ma i tempi sono maturi per una donna al comando del calcio?

«Penso che le donne potranno sorprenderci tantissimo. Mi aspetto sempre grandi cose dalle donne».

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