Dateci una pista e vi solleveremo sull'Olimpo. Non è un proclama, è un fatto. Nel budello ghiacciato di Cortina l'Italia dello slittino firma un doppio capolavoro e riscrive la storia. Dalla fucina altoatesina emergono due treni azzurri, silenziosi e spietati: le sorellone d'oro Andrea Voetter e Marion Oberhofer, i fratelloni d'oro Emanuel Rieder e Simon Kainzwaldner, ieri ricevuti dal presidente Mattarella. Cinque vincitori, in realtà: loro quattro e la pista "Eugenio Monti", costruita a tempo di record, il Guggenheim evocato da Luca Zaia.
Il fattore campo pesa, eccome. Nei cento metri che decidono un'Olimpiade valgono centesimi, ma qui fanno la differenza. Più sorprendente il trionfo degli uomini, capaci di rimontare dal terzo posto della prima manche con una discesa chirurgica, pulita, feroce. Le donne erano già in testa a metà gara, ma non vincevano da novembre 2024: quando conta davvero, però, i campioni si vedono. E loro si sono presi tutto. Vent'anni dopo l'ultimo oro a cinque cerchi di Armin Zoeggeler, Torino 2006, il Cannibale colpisce ancora da direttore tecnico. Ha cucinato un'Olimpiade perfetta, restituendo all'Italia un successo che nel doppio maschile mancava dal 1994 con Kurt Brugger e Wilfried Huber. Si tratta del terzo titolo azzurro nella specialità, una serie aperta a Sapporo 1972 con Paul Hildgartner e Walter Plaikner. Nel femminile è storia pura: al debutto olimpico, primo oro, prima firma azzurra.
L'apoteosi di Cortina accende l'entusiasmo e le polemiche. "Una doppia vittoria che dà valore alla nuova pista", esulta il presidente del Coni Luciano Buonfiglio. Matteo Salvini punge sui social: "Pista eccezionale, alla faccia di chi non la voleva", con fonti della Lega che sottolinenao come il ministro sia stato tra i pochi a credere di poterla realizzare. Ma a parlare sono soprattutto gli atleti. "Grazie a chi ci ha sostenuto e anche a chi ha criticato la pista: li abbiamo ringraziati con la medaglia", dice Voetter. Oberhofer, nata a San Candido a pochi chilometri da Haus Sinner, sorride: "Per me è un onore lavorare con Andrea, abbiamo vinto la Coppa del Mondo al nostro primo anno. Sognavo l'oro da bambina. Il bronzo di Fischnaller ci ha dato ancora più spinta".
Il budello di casa regala qualcosa in più, ma servono nervi e talento per trasformarlo in gloria. L'Italia li ha entrambi. E non è finita: stasera c'è la gara a squadre miste. Con questo squadrone, il tris non è un sogno. È una minaccia.