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Ecco il Gallo fai da te. Un mese da disoccupato e dopo il Toro vede rosso

Tre vie per Belotti: Valencia, Roma o Toronto tutte con quel colore che ha vestito per anni

Ecco il Gallo fai da te. Un mese da disoccupato e dopo il Toro vede rosso

Con quella faccia un po' così, dove se ne andrà il Gallo? Non certo a Genova. Non fa per lui. E forse nemmen a Toronto dove gli offrono 10 milioni, ma dimentichi il calcio che ti ha fatto innamorare. Non tutti sono Insigne e Bernardeschi pronti a pensionarsi per il milione in più. Domani potrebbe smentirci ma oggi sembra di vederlo il «gallo», ovvero Andrea Belotti, con la faccia da viandante, una valigia senza rotelle e un pallone fra le mani, guardare curioso a naso in su il mappamondo delle speranze, la cartina geografica delle offerte, lo specchio delle sue brame. Ci si affeziona ai personaggi come il Belotti dalla cresta che conquista perché è proprio un tipo italiano: tra discese professionali ardite e risalite, eppoi ancora giù e chissà se tornerà fra quelle cime dove si è ritrovato campione. Un anno fa festeggiava il titolo di campione d'Europa ammantato d'azzurro ma con il cuore ancora granata. Nelle foto ricordo il rigore segnato alla Spagna in semifinale, nel cestino delle nefandezze il rigore sbagliato contro l'Inghilterra in finale. E chissà non sia stato mai quello il campanello d'allarme a segnalare la discesa sgradita della carriera professionale.

Anno di poca gloria al Toro e molta sfortuna, svanita la doppia cifra dei gol che era uno dei suoi marchi di qualità, solo 23 partite all'attivo. Vero, i numeri parlano per lui: in 7 anni, dal 18 agosto 2015 il Toro si è visto consegnare 113 gol in 251 presenze. Invece il valore di mercato che nel 2017 aveva raggiunto i 40 milioni, ora si aggira intorno alla metà.

Passano gli anni, eppure sono solo 28, e il magico fluido svanisce se non sei un Ibrahimovic. Ma non può essersi dissolto il fiuto del gol. Il Toro e il Gallo si sono lasciati. Lasciati così per fine corsa e fine idillio: senza rancor si presume. Eppure mancano 15 giorni all'inizio del campionato e Belotti è ancora con la valigia in mano e il pallone un po' sgonfio. Certo, direte, in questo mondo di «contributi-commissioni» ai procuratori uno che fa da sé è difficile faccia per tre. E Belotti da anni lavora in proprio. Meglio: tutto è in famiglia. Sono appunto in tre a gestire il futuro: lui, la moglie e il fratello. Con contorno di qualche intermediario. Nascono le voci, ma tante sono fasulle: valga quella che lo dava a Firenze. Vero invece che il Gallo aspettava il Milan: gli è andata male. L'Atalanta è stata una chance: svanita. Ora si profila maestosa e avvincente la Roma che Mourinho ha reso attraente. Unico problema: prima dovrebbe partire Shomurodov. Poi i 2,5 milioni più bonus per lo stipendio sono solo il corollario. Per un centravanti che ha fatto storia in granata, niente di meglio che variare il tono del rosso: qui si parla di giallorosso. Come il Milan era rossonero. E perché non ricordare che anche il Valencia ha giocato mezzo secolo in maglia rossa, per svicolare in tempi meno lontani sull'arancione? Il Valencia è la squadra guidata da Rino Gattuso e, secondo il quotidiano sportivo Marca, si è interessato all'ingaggio su proposta del nostro Ringhio che in passato ci aveva già tentato: leggi ancora Milan. Per tutti bisogna partire da un ingaggio di tre milioni e oltre. Cairo si era fermato a tre. Ma ci sono momenti nei quali conta più l'appeal, sennò l'ex capitano del Toro poteva scegliere subito gli ipotetici 10 milioni di Toronto. A proposito: anche il Toronto ha la maglia rossa.

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