Effetto Covid sul post Conte. Se i colpi sono in panchina

I club in crisi economica puntano su allenatori ritrovati per valorizzare squadre senza rinforzi

Effetto Covid sul post Conte. Se i colpi sono in panchina

Finalmente è arrivato l'effetto Covid sul calciomercato di casa nostra e persino i tifosi da bar, abituati a spendere e spandere con le chiacchiere, hanno capito che è finito il tempo di caviale e champagne ed è arrivato quello della gazzosa fatta in casa. Perciò, impossibilitati a moltiplicare i debiti, i club hanno puntato questa volta sulle panchine: meglio investire sul capo mastro, abile nel costruire palazzotti dalle fondamenta, che assumere architetti dai progetti spaziali. Nel calcio italiano, in contemporanea col trionfo del giochista Roberto Mancini, è arrivata un'autentica rivoluzione delle panchine che ha riportato alla luce le migliori professionalità rimaste in disparte per motivi diversi. Se Max Allegri, il mago nell'allestire squadre e trovare ruoli a ciascun suo calciatore, riuscirà a rimettere la Juve sui binari giusti facendola viaggiare come una freccia bianconera, il merito non sarà certo di Locatelli, unico acquisto e novità della stagione. Ma di tutti gli accorgimenti utilizzati per riparare la macchina lasciata da Pirlo. Così per Simone Inzaghi che dovrà - come suggerisce don Fabio Capello, un fuoriclasse nel salire sul treno Milan allenato da Sacchi e farlo viaggiare con 4 scudetti in 5 anni e 3 finali di Champions (una vinta) - convincere la truppa che lo scudetto è ancora possibile pur senza Conte, Hakimi e Lukaku. Sarà indispensabile conquistare il primo turno di Champions per far capire che l'impresa è possibile.

Con Max è tornato Spalletti che, comunicazione a parte, è un altro che non ha frequentato le università calcistiche da calciatore ma da allenatore ha studiato molto e spiegato altrettanto come sanno fare gli insegnanti di valore della nostra povera e maltrattata scuola. I fuochi d'artificio di Mourinho sono garantiti: gli azionisti americani gli hanno garantito un bel ricambio in attacco e capiremo presto dalle sue interviste se la Roma s'iscriverà subito al club delle sette sorelle oppure no. Dipenderà dal rumore dei concorrenti. L'unico esponente della schiatta dei Sacchi, degli Zeman e dei Mancini, è riapparso nella Roma laziale ma avrà bisogno - come ha avvertito lui stesso - del tempo necessario. Se la Lazio sarà allergica al cambiamento, come è capitato nella Juve, saranno dolori e delusioni. Altrimenti prima di Natale vedremo qualcosa che somiglierà al Napoli d'antan. Dal vento rivoluzionario, si sono salvati - per convinzione dei rispettivi dirigenti - Gasperini e Pioli, uno arrivato terzo e l'altro secondo, a grande e clamorosa sorpresa. Non sarà facile per il milanista ripetersi né migliorare perché le perdite di Donnarumma e Calhanoglu sono da valutare nonostante un mercato giudizioso e generoso, ispirato dalla vena francese dello scouting. A Bergamo non osano pensarlo né proclamarlo ma lo scudetto potrebbe completare la cavalcata straordinaria dalla dimensione di provinciale a protagonista in Italia e in Europa, scalando posizioni nel gradimento dei tecnici di maggiore talento in circolazione. L'unica vera perdita della categoria è Roberto De Zerbi, costretto a trasferirsi in Ucraina per trovare una panchina da Champions league: che non ci sia stato posto per lui, è il segno più marcato di un calcio poco disposto ad aprirsi all'innovazione. Perciò è da seguire con particolare attenzione il lavoro di Vincenzo Italiano a Firenze.

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