Marchisio e buona stella: vince la Juve all’Italiana

Bianconeri in una semifinale europea dopo 11 anni. Bene subito: gol di Pirlo e percussioni di Tevez. Dopo il pari, Signora distratta. Fino al tiro deviato

Marchisio e buona stella: vince la Juve all’Italiana

dal nostro inviato a Torino

Douce France anche stavolta. La Juve non rovina la sua tradizione che fa pollice verso alle squadre francesi e fila felice verso la semifinale dell'Europa league, un territorio a lei sconosciuto. Altra storia se si trattava della vecchia coppa Uefa. Ci torna dopo undici anni, anche se l'altra volta era Champions e sconfigge l'ultima maledizione che, per tre anni, l'ha vista eliminata ai quarti di Champions (Liverpool, Arsenal, Bayern). Passa la Juve all'italiana: ovvero con il gol di Bonucci all'andata, e quello di Pirlo ieri sera. Poi la buona stella di Marchisio ha tolto tutti da qualche imbarazzo. Juve che tien alto l'orgoglio d'Italia, per dirla con Conte. Però la solita Juve: imbattibile in casa e con qualche colpo a vuoto. Sono fatiche e quelle che verranno saranno peggio.

Però cos'altro chiedere ad una partita se non una strepitosa punizione di Pirlo (la sesta della stagione) per mettersi in rotta di volo verso la semifinale?

La Juve non poteva pensare di meglio. Quattro minuti di gioco e già in vantaggio. Tutto facile, troppo facile: meglio complicarsi la vita. Ed ecco, allora, una dormita di Marchisio su un campanile in stile oratoriale di Konè: la testolona di Jimmy Briand (29enne martinicano, non proprio un killer: 6 gol in campionato) ci ha preso e il riflesso di Buffon ha avuto l'attimo di incertezza per vedere schizzare la palla sul palo e in gol. Il primo tempo potrebbe essere raccontato solo così, con annesso un colpo di braccio (magari istintivo, un po' largo) di Bonucci in area che vale per qualunque valutazione. In Italia l'ultima tendenza dice: no. No rigore. E, a quanto pare, anche in Europa. Poi le famose discussioni (alla Juve no, alle altre sì) non finiranno mai.

Ma in quel primo tempo c'è stata l'anima Juve che porta lontano e quella che si prende rischi e mette in tensione lo Juventus stadium. Tevez ha cominciato subito le percussioni verso la porta di Lopes e tanto dice sull'importanza del personaggio nella squadra e nella partita. Tre puntate da marines assaltatore che sono valse un tiro e un brivido al Lione e, infine, una punizione appena fuori dell'area. Pareva un copione scritto: Pirlo si è aggiustato la palla con quell'aria, e quella barba, da pensatore filosofo antica Grecia. Per fortuna pensa all'uso dei piedi e tralascia la filosofia: e con quei piedi può dire ciò che vuole. La palla ha disegnato il solito arco diabolico, si è infilata a destra del portiere a mezz'aria, con il poveraccio sbigottito e impalato.

Poteva essere l'inizio di un festival del gioco a mente sgombra e animo lieve, invece la Juve si è appesantita, ingolfata. Vucinic si è messo a fare calcetto e rimpiattino. Tevez ha ricevuto poche palle e si è provato in un paio di capitomboli in area. Pirlo si è ritrovato alle costole quel Mabranque che l'aveva soffocato all'andata.

Il Lione non è gran cosa, ma con un po' di spazio, e un pizzico di palleggio aggressivo, ci ha provato fino al gol del pari ed anche dopo, tanto da costringere Buffon a due interventi importanti: il primo da portierone sul siluro partito dal piede di Gonalons, che sarà pure un oggetto del desiderio di Napoli ma niente più di un dignitoso centrocampista. Il secondo nella ripresa per una punizione di Mvuemba.

Juve un po' carta velina sulle fasce laterali, salvo sveglie e risvegli di Asamoah che ieri ha mostrato bella gamba e ha provato anche il tiro senza gran fortuna. Juve più consistente con l'ingresso di Llorente. Tevez ha pescato anche il gol che tanto gli manca in Europa, ma con un evidente fuorigioco: peccato perché era uno splendido colpo di testa. Il Lione se l'è giocata pur mostrando le sue pecche: perché mai Lacazette sarà così supervalutato? La Signora si è barcamenata con qualche distrazione da superiority complex. Poi la sorte ha fatto intuire a chi aveva destinato i suoi omaggi quando Marchisio ha calciato da fuori e Umtiti gli ha deviato il pallone in gol. Conti pari: con la sorte.

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