La F1 parte ma ha paura dei piloti arrugginiti

Rischio errori e incidenti. C'è chi come Verstappen non ha più guidato. Hamilton a caccia di Schumi

La Formula 1 si sta rinchiudendo nella sua bolla protettiva, ben sapendo che in questo fine settimana avrà addosso gli occhi del mondo intero. È il primo sport a livello mondiale a riaccendersi. Ha una responsabilità che va al di là del solito significato di sport che rappresenta il massimo della tecnologia. Dovrà mandare dei segnali di speranza in ogni direzione. Si può ripartire e si può farlo senza dimenticare di avere una nuova missione, quel #WeRaceAsOne che non è solo una bandiera arcobaleno, ma un vero messaggio di inclusione. Il nero della Mercedes per Hamilton e contro il razzismo, il rosso della Ferrari per Alex Zanardi ma anche per tutti gli italiani, il blu con i suoi tori rossi su sfondo giallo della Red Bull che non manda dediche particolari, ma lancia la sfida più grande: soffiare il titolo a sua maestà Hamilton. Il Mohammed Alì del nuovo millennio ha nel mirino due record di Michael Schumacher, i 7 mondiali e le 91 vittorie (Lewis è a quota 84), ma ha avuto un inverno occupato dalle sue campagne di civiltà che hanno mostrato una volta di più il suo lato impegnato.

Sarà lo stesso martello di sempre anche in pista? C'è da scommetterci, anche se qualcuno ha già manifestato i suoi dubbi. Prendete Christian Horner che qualche mese fa al Guardian aveva detto: «I piloti saranno arrugginiti e ci saranno degli incidenti». Non si riferiva a Hamilton, ma è ovvio che in cuor suo sperasse proprio di ritrovarsi l'avversario principale ancora un po' in letargo. Lo stesso dottor Ceccarelli, di Formula Medicine, uno che giudica dal punto di vista scientifico, ha detto che i piloti potrebbero perdere anche un decimo e soprattutto commettere qualche errore. C'è chi, come Verstappen ad esempio, non è più sceso in pista dopo le prove di fine febbraio a Barcellona. Non potendo entrare in Inghilterra senza sottoporsi alla quarantena, ha dovuto saltare il filming day organizzato dalla Red Bull a Silverstone. I suoi avversari, anche se con auto di due stagioni fa, hanno girato tutti, Hamilton e Bottas a Silverstone, Leclerc e Vettel al Mugello. «È dai tempi dei kart che non sono stato fermo così tanto, ma io farò di tutto per combattere per il Mondiale», ha comunque detto Max che da due anni torna a casa dal Red Bull Ring con la coppa più grande. Questa volta non dovrà neppure tornare a casa, ma ripresentarsi sulla stessa pista pochi giorni dopo Sogna di cominciare con una doppietta. La Ferrari solo di limitare i danni in attesa delle novità in arrivo in Ungheria.

Le prime immagini dall'Austria ci mostrano un paddock in maschera e non solo perché tutti indossano la mascherina. Non ci sono più grattacieli, ma container uguali per tutti. Certo restano i camion che diventano super uffici e non sono uguali per tutti i team, ma rispetto agli scorsi anni sembra di essere passati da New York a Catanzaro, senza averci neppure il mare calabrese però. Le squadre hanno aumentato i loro remote garage e il limite di 80 persone a squadra ha ridotto il via vai. Tutti si presentano con certificato alla mano (tampone non più vecchio di 5 giorni), provano la febbre e poi cominciano a lavorare. Tutto intorno ci sarà il deserto. A Spielberg magari qualche mucca. Ma pur con la tristezza per la mancanza di gente in tribuna, nel paddock e domenica sulla griglia di partenza, l'importante è ripartire. La Formula 1 è sport più televisivo di tanti altri. E Sky per l'occasione annuncia studi virtuali, simulatori, quasi un posto in prima fila accanto a Leclerc e Vettel, sempre che la Ferrari riesca a portarceli.

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