Alla faccia di Cruyff. I tulipani non smettono di fiorire: Cile kappa.ò

L'Olanda non impressiona per gioco, per il suo mito "è discreta" ma i numeri parlano chiaro: compresa la manita alla Spagna

Un mito orange come Cruyff la ritiene una squadra solo «discreta», elogiando invece la Germania. A differenza dei tedeschi, però, l'Olanda chiude la prima fase con il bottino pieno. Tre vittorie su tre, con l'acuto della cinquina sui resti della Spagna ormai ex regina mondiale, e dieci gol all'attivo. Numeri impressionanti per i tulipani, che non saranno spettacolari come qualità di gioco, ma mostrano fiammate impressionanti che fanno male agli avversari. È stato così contro i resti della Spagna ormai ex regina del mondiale, contro i tenaci canguri australiani pure in vantaggio e ieri contro il Cile, forse appagato dal pass per gli ottavi già in tasca nello spareggio, per evitare il Brasile. Si spiega così la doppia cifra realizzativa che, conti alla mano, solo la Francia può uguagliare o superare.

Partita al bromuro nella fornace dell'Arena Corinthians di San Paolo (tanti i time out improvvisati dai giocatori) dove decisivo è il quarto d'ora finale. La prima Olanda dal 1996 a oggi senza un «Van» in campo (il Persie dello United era squalificato dopo il cartellino molto criticato dal tecnico degli Orange) ritrova il 4-3-3 che impone però agli attaccanti - Robben compreso - uno sfiancante lavoro difensivo, lascia fare la partita a un Cile meno brillante di quello tutto corsa e pressing ammirato nelle prime due uscite, poi colpisce come un serpente nascosto nella tana e pronto a mordere non appena ne ha la possibilità.

Ed ecco che i cambi del condottiero di Amsterdam risultano ancora decisivi. Il primo ha un impatto immediato sul match: il 24enne Leroy Fer, centrocampista del Norwich appena retrocesso nella serie B inglese, impiega appena cento secondi per «avvitarsi» sul cross di Janmaat e sorprendere di testa Bravo. Il secondo è un déjà vu di cinque giorni prima, con Memphis Depay già decisivo con l'Australia, un attaccante di scorta assolutamente letale che sui titoli di coda sfrutta il cross di Robben, per una volta uomo assist. Due protagonisti inattesi per un'Olanda che al Mondiale non sembra conoscere mezze misure (nelle ultime undici partite dal 2006 a oggi, nove vittorie e due sconfitte).

Fer ha collezionato ieri la sua settima presenza con i tulipani e sei anni fa non aveva ancora deciso se vestire la maglia degli orange o delle Antille Olandesi, con il sogno poi mai realizzato di portarla un giorno nel torneo iridato. Depay, appassionato di gangsta-rap, origini ghanesi e nessuna tentazione di vestire la maglia delle Stelle Nere, ha appena venti anni ma con due gol mondiali in appena 70 minuti giocati si dimostra l'uomo in grado di cambiare le partite. Il Psv Eindhoven farà fatica a tenerselo stretto nell'imminente mercato estivo.

Il Cile fa riposare l'acciaccato Vidal in attesa del derby sudamericano con il Brasile, viene cotto a fuoco lento dagli avversari e pare impaurito e bloccato nella prima mezz'ora, creando pochissimi problemi seri a Cillessen nonostante la schiacciante superiorità nel possesso palla. Ma se Sanchez non ha il supporto della squadra (compreso l'evanescente Vargas di ieri) e deve fare tutto da solo, difficile poter creare pericoli a un'Olanda né bella, ma nemmeno perdente. E decisa a fare molta strada, come quattro anni fa.

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