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Federer e il sogno dell'addio con Nadal. "Non mi mancherà il tennis, ma la gente"

Roger spera di giocare in coppia con Rafa. E promette: "Non sparirò per 25 anni come Borg. Innamorato del tennis, non lo lascerò mai"

Federer e il sogno dell'addio con Nadal. "Non mi mancherà il tennis, ma la gente"

L'uomo dei sogni è ovviamente l'uomo del momento. The last dance, l'ultima partita di Roger Federer, sarà domani sera alle 20, in doppio, alla Rod Laver Cup. E lui ci arriva, come sempre, in punta di piedi: «Ho chiesto a tutti, compagni e avversari, se andasse bene così: scendere in campo e poi farmi sostituire da sabato da Matteo Berrettini. Spero di essere con Nadal: la nostra rivalità e la nostra amicizia, il fatto di aver costruito qualcosa che resta anche al di fuori del tennis, è il più bel messaggio per questo sport e per il mondo. Sarebbe bellissimo». Sarebbe la chiusura del cerchio.

È il momento dell'addio, «ma voglio far sapere ai miei fan che non sarò un fantasma, non sparito come ha fatto Borg per 25 anni. Il tennis mi ha dato tantissimo, mi ha fatto innamorare. Non lo lascerò mai». Ed è il momento anche degli sponsor: la Mercedes, per dire, gli augura un buon inizio di nuova vita dedicandogli un modello tutto elettrico chiamato «Neon Legacy». E Roger lascia la sua eredità in un' intervista, quasi una confessione: «La decisione di ritirarsi è stata in un certo senso difficile perché non si vorrebbe mai prenderla. Come atleta vuoi sentirti in grado di tornare in tour, vincere qualche partita su un campo importante. Ma allo stesso tempo sai anche che prima o poi finirà. È il momento giusto». D'altronde il ginocchio non mente e i 41 anni pure, «ma il periodo più duro è stato quando mi sono operato, sapevo che avrei rischiato la carriera, lì ho sentito davvero paura. Poi cercare di tornare è stata quasi una sfida perfino divertente, ma a un certo punto facevo troppa fatica. Così mi sono seduto e mi son detto: Roger, ora basta. Quasi un sollievo, anche se mi sono commosso. Mi è scesa una lacrima o due...».

Finisce così, a Londra, dove doveva finire. La cosa più difficile degli ultimi due mesi è stata quella di comunicarlo a tutti e tenere segreta la cosa: «Ho un team numeroso...». E finisce iniziando una nuova vita, perché «possiedo un pezzo di una società di scarpe e sono testimonial in giro per il mondo. Ma soprattutto ho la mia fondazione, sono un papà e un marito. Voglio essere sempre attivo e sempre pronto a esplorare nuove cose. E trovare un ruolo davvero entusiasmante in cui potrò dare un contributo alle nuove generazioni». Finisce senza rimpianti, perché perdere nel tennis fa parte di un processo di crescita, «e la cosa di cui sono più orgoglioso è essere stato un giocatore consistente per tutti questi anni, una cosa che ha scioccato pure me. Non ho rimorsi per le partite perse, il momento più duro è stato il ko con Hurkacz a Wimbledon, ma perché sapevo che stavo male e che non sarei più potuto tornare». Ed è successo purtroppo, nonostante tutto, e questo anno di lontananza è servito a far capire a chi ama il tennis quanto sarà dura senza il Re. Londra mette solo il punto a una certezza: «Però è bello chiudere qui nella città che amo, che mi ha dato così tanto, con Borg come capitano. Il tennis mi mancherà? No, quello che mi mancherà è la gente che viaggia per ore, prende le ferie, spende dei soldi, solo per vedermi giocare. Mi mancherà il rapporto, anche di qualche secondo, con quelli che ti chiedono l'autografo e poi magari te lo richiedono ancora. Senza i miei fans non avrei vissuto l'80 per cento dei sentimenti e della felicità che ho provato in tutti questo anni». E già, allora, finirà così, domani sera: come sempre è stato Roger Federer.

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